Evo Morales sostiene di essere candidabile, la legge dice di no.

Manifestante pro-Evo nel corso di una manifestazione in Ecuador [2013] - fonte Wikimedia commons

«Siamo pienamente abilitati a presentarci alle elezioni. È impressionante il sostegno che stiamo ricevendo: sono sicuro che vinceremo le elezioni col 60%!». A parlare alla ristretta cerchia di militanti giunti dalle più remote province del paese, è Evo Morales, già presidente dello Stato plurinazionale della Bolivia e da più di due anni diretto avversario dell’attuale presidente Luis Lucho Arce Catacora. Non ci sarebbe niente di strano in quest’affermazione se non fosse che Evo e Lucho fanno parte, perlomeno ancora formalmente, dello stesso partito: il Movimento al socialismo-Strumento per la sovranità dei popoli (Mas-Ipsp).

Da due anni Evo sta spaccando il partito giungendo alla creazione di quel che è stato definito un Mas-parallelo rispetto a quello istituzionale e riconosciuto giuridicamente. In queste settimane, però, Morales è messo alle strette dalla giustizia: il tribunale di Tarija lo ha accusato di violenza sessuale su di una minorenne, fatto che risalirebbe attorno a due lustri fa. L’ex presidente non si sta presentando in tribunale, nonostante le convocazioni, e su di lui ora pende un mandato di cattura: obbligato al domicilio presso la sua residenza, non può uscire dalla regione del Chiapare in cui si sente protetto da settori politici, sindacali e dell’associazionismo legati alla realtà dei cocaleros che pure presiede.

Un outsider?
Il personaggio vicino a Evo che sta emergendo in questa circostanza è Andronico Rodriguez, giovane esponente del Mas-Ipsp, vicepresidente del Senato, è sostenitore della fazione anti Lucho. È lui a rappresentare il volto nuovo della fazione evista nonché la possibile cerniera tra le due correnti politiche. Tuttavia, sebbene la stampa boliviana abbia diffuso notizie che prevederebbero un possibile accordo di pacificazione nel partito prevedendo Arce candidato alla presidenza e Rodriguez come vice, lo stesso senatore si è detto indisponibile al tandem. «Ci sono state speculazioni e informazioni false che hanno attribuito il mio nome addirittura come candidato alla presidenza», ha dichiarato Andronico Rodriguez l'8 febbraio [2025] in un comizio dei sostenitori di Morales tenutosi nella città di Cochabamba, «il movimento popolare che si è unito attorno al nome di Evo Morales lo sosterrà [ancora] alla presidenza in vista delle prossime elezioni». Come a volersi smarcare dalle ricostruzioni della stampa, ha ribadito il proprio sostegno all'ex presidente. Chissà, però, che non succeda il contrario: in fondo alcune dichiarazioni servono in determinate circostanze specifiche ma lasciano il tempo che trovano nel lungo periodo. Succede così anche in Italia, d'altra parte.

Divisioni interne ed esterne
«È evidente che ci sia uno scontro tra gruppi di potere. Poche persone vorrebbero far naufragare il percorso che fece nascere lo strumento politico. Non so, davvero, come mai Evo Morales voglia tornare al potere costi quel che costi, giungendo a voler dividere e spaccare il Mas, così come le organizzazioni sociali che ne fanno parte», ha dichiarato raggiunta al telefono Julia Damiana Ramos Sanchez, vice presidente della direzione nazionale del Mas-Ipsp e direttrice esecutiva delle Bartolinas (l’organizzazione femminile del partito) della regione di Tarija. Già deputata nel primo esecutivo Morales, successivamente ministra, Ramos Sanchez conosce bene quel che orbita socialmente e politicamente attorno all’ex presidente: «C’è stato un referendum nel 2016» – ha aggiunto - «e il risultato ha espresso chiaramente come Evo non possa continuare ad essere candidato all’infinito, tanto più che non può farlo legalmente data la Costituzione». Costituzione che lo stesso Morales modificò una volta al potere, così come mutò anche lo status giuridico della Bolivia divenuto «Stato Plurinazionale» al fine di valorizzare ogni componente indigena e originaria del paese.

Ma questo ora a Evo non importa più.
Vuole tornare al potere a tutti i costi e per farlo incita parti di organizzazioni sociali a lui fedeli di bloccare le principali strade del paese, di scendere in piazza quasi giornalmente, di diffondere notizie false tramite Radio Kawsachun Coca. Da settimane militanti a lui vicini stanno raggiungendo il suo domicilio, riunendosi con lui presso i locali della Seis federaciones, per «dimostrargli l’affetto e il sostegno politico». Una settimana fa una porzione consistente dei presidenti delle municipalità del dipartimento della capitale politica (La Paz) hanno riconosciuto Evo come candidato alla presidenza alle prossime elezioni che si terranno in agosto. Per dare un’idea dello scontro in atto: il 22 gennaio dello scorso anno i blocchi stradali messi in atto dai sostenitori dell’ex presidente sono durati più di due mesi e avevano paralizzato le principali arterie autostradali. Secondo l'Istituto boliviano per il commercio estero, in quei giorni il paese «perse circa 75 milioni di dollari al giorno». Un dato nefasto per la Bolivia che sta affrontando una crisi economica che si riflette in ogni ambito della vita delle persone: produttiva e sociale.

«In Bolivia c’era crisi ieri, c’è oggi e ci sarà domani: non è una novità. Evo sta utilizzando la situazione per scopi politici e soprattutto per coprire le accuse pendenti nei suoi confronti», ha spiegato da El Alto, alla periferia del mondo, don Riccardo Giavarini, direttore generale della Fundacion Munacim Kullakita. Bergamasco di Telgate, missionario laico, è in Bolivia dal 1977 ma sacerdote dal 2023, dopo aver ripreso gli studi di teologia interrotti a seguito della vita matrimoniale con Bertha Blanco (tra le fondatrici del Mas-Ipsp) venuta a mancare nel 2020 a causa del Covid.

La violenza è ovunque
L’accusa più grave a cui Morales deve far fronte è quella di abuso sessuale di una minorenne (come s’è accennato sopra): il tribunale della città di Tarija ha sancito che non può allontanarsi dal paese ed è stato anche emanato un ordine di cattura nei suoi confronti. Sollecitato per tre volte a presentarsi in tribunale, Morales ha sempre disertato l’aula. «Il punto è che Evo è dipendente dall’abuso di donne e di ragazze minorenni in termini di tratta e traffico», tuona Giavarini, che di questi argomenti ne sa qualcosa dato il suo impegno quotidiano con la struttura che dirige.

Il quotidiano boliviano «La Razon», che pure sarebbe vicino alle istanze del Mas-Ipsp, nell’edizione di lunedì 3 febbraio [2025] ha pubblicato numeri piuttosto eloquenti riguardo lo sfruttamento minorile nel paese: «In 11 anni si sono registrati 6.001 matrimoni tra uomini e ragazze minorenni la cui età si aggira tra i 16 e i 17 anni». Ancora: «nel 6,06% dei casi registrati l’età dello sposo è fino a tre volte superiore a quella della sposa». Una situazione evidentemente esplosiva che rappresenta, purtroppo, un costume diffusissimo nel paese.

«Nel carcere minorile di Qalauma [nella città di Viacha] i delitti riconducibili alla violenza sessuale sono tra i più commessi», afferma Giavarini «manca una vera educazione sessuale, alla reciprocità e non vengono veicolati messaggi ed esempi positivi da parte delle istituzioni (che siano governative o scoladtiche); si sono naturalizzati dei comportamenti che vedono la figura femminile solo come strumento di piacere maschile. La donna non è vista come portatrice di soggettività, partecipazione, dignità e uguaglianza: qui a El Alto le ragazzine popolano i locali notturni».

La situazione, dunque, sembra non possa giungere ad una soluzione rapida. Anzi. Lo scontro tra fazioni del Mas-Ipsp, così come quello delle organizzazioni sociali ad esso legate, parrebbe essere destinato ad una recrudescenza sempre maggiore: sulle elezioni che si terranno ad agosto aleggia lo spettro di nuovi scontri sociali, com’è avvenuto per il tentato golpe dello scorso anno e per la Marcia per la vita a cui hanno partecipato i sostenitori di Morales il 14 gennaio [2025] terminata in scontri, lanci di molotov da parte dei manifestanti e lacrimogeni da parte della forza pubblica. La Bolivia, secondo paese al mondo per colpi di stato (35, dietro al Cile che ne vanta 36), non ha ancora trovato una stabilità nella democrazia.


Pubblicato su Pressenza il 17 febbraio 2025

Il Brighela cade all'ultimo secondo, la Borgata Gordiani perde all'83' «e neanch'io mi sento troppo bene».

Che domenica bestiale. Nel senso di «bestia: peggio di così!». Per sentire meno la mancanza della Borgata Gordiani sono andato, finalmente, a vedere l'Athletic Brighela. La partita si preannunciava come una leccornia per i cultori del nicchismo calcistico: campionato di Terza categoria bergamasca (girone B), Brighela al nono posto e Malpensata Campagnola al terzultimo. Entrambe le squadre detengono il primato delle difese peggiori del girone. Era una partita da non perdere.

Arrivo in macchina (ignaro del fatto che avrei potuto raggiungere il campo anche in bici ma non fa niente, anzi: fa negot [*]) e parcheggio esattamente dietro una delle due porte dell'impianto intitolato a Geza Kertesz. Spengo il motore, esco e chiudo l'abitacolo dando, per la frazione di secondo necessaria, le spalle alla macchina. In quel momento sento un tonfo sordo: un pallone aveva colpito l'auto vicina alla mia. Una nuovissima Mercedes, parcheggiata a spina di pesce vicino [**] alla mia Punto, aveva ora una piccolissima rientranza sul tetto. Rincorro il pallone e glielo ridò ai giocatori del Malpensata che si stavano riscaldando e, mentre compio il "gesto atletico", noto che la rete è tutta bucherellata all'altezza della traversa, come spesso accade nei campi di categorie basse del dilettantismo. Riapro l'abitacolo, riaccendo il motore, sposto la macchina. 

[*] Lezione numero 1 (lessiù numer ü): niente si dice negot. Fa negot letteralmente: non fa niente. Talvolta l'espressione è usata come locuzione per indicare coloro che sono inoccupati (i fa negot) vicino alla parola lazarù.
[**] Lezione numero 2 (lessiù numer du): vicino si dice in parte.

Primo tempo
Quindici minuti dopo il fischio dell'arbitro, gli spettatori sui gradoni erano nove e un cane. Poi sono cominciate ad arrivare altre persone al ritmo di una ogni minuto: alla mezz'ora se ne contavano una trentina. Dettagli a parte: il primo tempo è stato giocato piuttosto bene da entrambe le compagini. Dopo venti secondi il Brighela riesce a rimediare un calcio di punizione dalla mediana: Monti (Gionata) vuol fare subito passare in vantaggio i suoi e cerca di togliere la ragnatela dall'incrocio dei pali ma Diabate, con un gran colpo di reni, dice no e devia in angolo. Nei primi venti minuti della prima frazione di gioco il Brighela soffre l'iniziativa del Malpensata Campagnola e prova a chiudersi, riuscendoci ordinatamente. 
Al 26', su sviluppo di posizione dalla destra, Bonfatti sfrutta la disattenzione dell'estremo difensore locale Diabate che prova l'uscita chiamandola a gran voce: stacca col piede destro, salta, chiama la palla ma nel tentare di prenderla non l'afferra e il pallone scivola alle sue spalle. Bonfatti sorprende i difensori locali e insacca il vantaggio rossonero. Il Malpensata Campagnola subisce il colpo e non sembra reagire nei minuti successivi: al 31' un'altra punizione del Brighela suggerisce un colpo di testa dell'11 Ndenneh che termina tra le braccia del portiere. Al 42' è ancora Brighela nel rettangolo di gioco di Campagnola a farla da padrone: rimessa da fondo campo di Sorzi a pescare l'attacco rossonero, Ndenneh riceve il pallone e se ne va lasciando sul posto due difensori locali ma, una volta giunto a tu per tu col portiere, sbaglia angolazione e il tiro esce spegnendosi sul fondo. Basta una distrazione del Brighela e il Malpensata pareggia. Allo scadere del primo tempo, Landoulsi è lasciato colpevolmente solo all'altezza della linea mediana avversaria: ha tempo di ricevere il pallone, spostarlo sul piede buono e caricare il destro, riuscendo a trafiggere Sorzi.

Secondo tempo
Le squadre si sfilacciano fin dal primo minuto della ripresa: il Malpensata Campagnola prova a spingere già al 3' ma il tentativo di Camacho trova Sorzi reattivo nel difendere il risultato. Ndenneh si intende bene Fiumana ma ai rossoneri manca la lucidità per mettere la palla in rete e raddoppiare il risultato. Al quarto d'ora il Malpensata prova ancora a impensierire i rossoneri i quali, ancora una volta, riescono a resistere agli attacchi delle ali locali (Anieh e Landoulsi). Dal 23' al termine della partita si hanno continui capovolgimenti di fronte: Ndenneh potrebbe, cedendo un po' d'egoismo in favore d'altruismo di squadra, servire qualche compagno in fase d'attacco (che lo seguiva smarcandosi pazientemente) ma non è questa la domenica per farlo, evidentemente. L'ultima azione del Brighela è ancora su punizione, al 45'. Batte Monti (Gionata) ma stavolta non c'è l'incornata di Bonfatti. C'è però, nell'ultimo respiro della partita, un angolo (il settimo) per i padroni di casa. Cross spiovente, gran mischia in area e Fabbris che insacca prima dei compagni, giusto una manciata di secondi prima del fischio dell'arbitro. 
Il Malpensata Campagnola conquista tre punti pesantissimi non già ai fini della classifica, dal momento che la Dinamo Popieluszko dista ancora quattro lunghezze, ma nei confronti del Brighela, alle prese con una serie di sconfitte che dura dal 15 dicembre. 

Epilogo
Torno alla macchina, parcheggiata ben lontano dalle potenziali svirgolate e controllo whatsapp: la Borgata ha perso 0-1 (in casa) contro il Casal Bernocchi. «Maledetti ostiensi!», penso, «chissà se ostiense viene percepito come un insulto dagli abitanti di Casal Bernocchi».
Oggi spero di sì.

Il tabellino della diciassettesima giornata di campionato | Terza categoria bergamasca | Girone B

MALPENSATA CAMPAGNOLA - ATHLETIC BRIGHELA 2-1

MARCATORI: 26'pt Bonfatti (AB), 45'pt Landoulsi (MC), 47'st Fabbris (MC) 

MALPENSATA CAMPAGNOLA: Diabate, Galanti (38'st Prisacariu), Husman, Fabris, Dramolli (19'st Mologni), Sadiakhou, Landoulsi, Forlani (17'st Mihitang),  Camacho, Malanchini (29'st Hamdi), Anieh. PANCHINA: Ndiaye, Gargantini, Gnoato. ALLENATORE: Remberto Gernot, Vargas Mendez.

ATHLETIC BRIGHELA: Sorzi, Maini, Ferri (29'st Giuliani), Monti G., Casotti, Bonfatti, Amato (32'st Ghirardo), Fiumana (1'st Monti A.), Innocenti, Riva, Jobe PANCHINA: Dergal, Cisani, Grigoletto, Addato, Morghen, Spada. ALLENATORE: Roberto Carissimi

ARBITRO: Stefano Medde (Bergamo)

NOTE: Ammmoniti: 34'pt Forlani (MC), 34'pt 2 (AB), 42'pt Ndenneh (AB), 25'st Galante (MC), 35'st Sorzi (AB), 37'st Diabate (MC), 42' Husman (MC). Angoli: Malpensata 7 - 7 Athletic Brighela. Recupero: 2'pt - 5'st.

Meloni a scuola da Berlusconi: «magistratura politicizzata»

«Contro il governo agiscono magistrati politicizzati che cercano di colpire chi non è schierato con loro». No, non si tratta di Silvio Berlusconi dall’oltretomba: a parlare è la Presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni, intervenuta da remoto nell’ambito dei dibattiti organizzati nella rassegna di Nicola Porro denominata La ripartenza. Quindici minuti di collegamento meloniano a-tutto-campo, quindici minuti di Meloni che arringa platea e ospiti non certamente ostili alla sua linea di governo, nonché alla sua organizzazione politica. La propaganda non deve mai interrompersi: quando succede, le maggioranze traballano. È quello che stava per succedere anche al governo di centrodestra.

Avvisi di garanzia a parte
La vicenda del rimpatrio di Najeem Osama Almasri, il generale libico, ha provato ad essere un cortocircuito per Meloni e ministri (Nordio e Mantovano nello specifico). La storia è ormai arci nota e raccontata da più parti, tante quante le voci del centrodestra (nonché di articoli della stampa amica) che si sono levate in difesa dell’esecutivo. Proprio questa vicenda ha fatto sì che Meloni potesse sfruttare a suo vantaggio la situazione potenzialmente negativa dopo la ricezione dell’«atto voluto», come lei stessa lo ha definito, dell’avviso di garanzia «inviato dal Procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi» a seguito di un «esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti». Li Gotti, definito da Meloni «ex politico di sinistra e molto vicino a Romano Prodi» in realtà è stato deputato sia del Movimento Sociale che di Alleanza Nazionale e solo successivamente, nel corso dell’exploit elettorale dell’Italia dei Valori, annoverato nelle fila del dipietrismo. Secondo Mario Sechi: «il premier e i ministri indagati in questa vicenda non sono un fatto giudiziario ma una mostruosità politica» a cui gli fa eco Fabrizio Cicchitto (oggi presidente dell’associazione Riformismo e libertà): «è peggio che ai tempi di Berlusconi: non appena si approva la separazione delle carriere, ecco che le toghe partono all’attacco».

Referendum bocciato
Non importa davvero al “legislatore meloniano” che tutti i referendum a riguardo siano stati bocciati dagli elettori nel corso dell’ultimo decennio, non da ultimo il tentativo congiunto dei cinque quesiti proposti dal comitato promotore organizzato da Partito radicale transnazionale transpartito (ma non Radicali italiani) di Maurizio Turco e Lega di Matteo Salvini. Il clima tra Governo e Associazione nazionale magistrati, ad ogni modo, è sempre più glaciale.

Apri tutte le porte
Giudizi personali e mostruosità a parte, nel comizio (nei fatti lo era) a La ripartenza, la Presidente ha aperto tutte le porte possibili, metaforicamente parlando, al fine di evitare che lei, Nordio e Mantovano potessero passare dalla parte del torto agli occhi del corpo elettorale. Soggetto che deve essere sempre sottoposto a sollecitazioni, pena il segno meno nei sondaggi e la perdita di credibilità: ossessioni della politica al tempo di Instagram e Tiktok, così come quella della trasformazione dell’opinione pubblica in curva da stadio. «Finché la maggioranza è con me, non intendo mollare», ha dichiarato Meloni. La scuola berlusconiana (e di recente trumpiana) ha portato i suoi frutti: la presidente interpreta il medesimo ruolo dell’ex Cavaliere negli affondi contro la magistratura politicizzata per far sì che la maggioranza non scricchioli. O almeno non più di tanto.

La vittoria di Pirro dell’opposizione
E se l’opposizione continua a chiedere al governo di riferire in Parlamento sul caso Almasri, nelle Camere sempre più svuotate di senso politico e istituzionale a causa del continuo ricorso ai decreti legge e ai cosiddetti decreti minotauro, il Partito democratico sembra gioire per un fatto. Una vittoria di Pirro, con tutta evidenza. Meloni, nel corso delle celebrazioni in commemorazione del Giorno della Memoria, ha dichiarato che lo sterminio di ebrei durante la seconda guerra mondiale fosse condotto con inaudita ferocia «dal regime hitleriano» che «in Italia trovò anche la complicità di quello fascista, attraverso l’infamia delle leggi razziali e il coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle deportazioni». I democratici, che tanto speravano nella dichiarazione di antifascismo da parte di Giorgia Meloni, potranno felicitarsi del risultato raggiunto. La via da per immaginare (e costruire) un’alternativa di sistema è troppo difficile da intraprendere: tanto vale accontentarsi delle ghiande e lasciar perdere le ali.

Articolo pubblicato su Atlante editoriale il 1 febbraio 2025 https://www.atlanteditoriale.com/meloni-a-scuola-da-berlusconi-magistratura-politicizzata/

A nessuno importa


Se c'è una cosa che Sostiene Pereira ha insegnato a generazioni di lettori (oltre alla libertà, alla resistenza e alla consapevolezza di sé in un mare di repressione e ostilità) questa è sicuramente l'importanza della scrittura di necrologi anticipati.
Monteiro Rossi, d'altra parte, viene ingaggiato così da Pereira: il giovane aveva pubblicato un saggio sulla morte e il vecchio giornalista ne era rimasto folgorato. Dunque, l'idea: affidare al giovane Monteiro Rossi la scrittura di necrologi anticipati, così che la pagina culturale del Lisboa potesse essere pronta alla giusta commemorazione di questo o quel personaggio illustre. 

Il quotidiano l'Unità, rilevato dalla Romeo Editore, diretto da Piero Sansonetti e che porta il nome dello storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci, non deve aver compreso pienamente la lezione riguardo la preparazione dei necrologi esposta da Pereira nel romanzo di Tabucchi.

Il fatto è il seguente.
Il 29 gennaio [2025] è venuto a mancare Fiore de Rienzo, padre di Libero de Rienzo. Il quotidiano diretto da Sansonetti ne dà conto sul suo sito con un pezzo redazionale (anche se probabilmente scritto da uno dei tanti sfruttati del giornalismo italiano). Quasi al termine dell'articolo si legge che Libero De Rienzo in Fortapàsc aveva interpretato «il giornalista ucciso dalla camorra Alessandro Siani».

Questo lo scatto dell'articolo in questione. Fermo immagine del 30.1.25 alle ore 15:49.


Potremmo dire che la redazione de l'Unità ha preso un granchio e certamente è così. 
Ma l'articolo è visibile sul sito del quotidiano da più di 24 ore e nessuno ha modificato il nome del comico napoletano con quello di Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra. 
Nessuno della redazione ha corretto perché, in fondo, nessuno si preoccupa di informare correttamente, tanto meno di ammettere pubblicamente un proprio grossolano errore.

Un errore così fa male tre volte: all'informazione, la cui cartella clinica parrebbe essere intrisa di valori negativi; alla storia d'Italia, perché confondere un comico regionale con un giornalista ucciso dalla camorra non è solo mancanza di cura e accuratezza per la realizzazione del prodotto giornalistico (il cui risultato si misura in sciatteria) ma anche mancanza di cultura. Infine fa male a l'Unità: perché in questo caso non vale il discorso dell'errore indipendentemente dal nome che porta il giornale: qui il nome ha un suo peso specifico ed errori come questo sono inammissibili. Specie se non corretti.
Ma a nessuno è importato di correggerlo e nessuno si è sentito in dovere di scusarsi per quanto fatto. Come se la notizia in sé fosse una di quelle che si danno per comparire sul flusso cooptato da Google News
Una di quelle a cui nessuno bada.

Bolivia, due parti in lotta per uno stesso partito.

Centinaia di persone riversatesi in Piazza Murillo, là dove si trova Palacio Quemado (il palazzo del governo boliviano), gridano improperi al «governo traditore» cercando di forzare il blocco della polizia. È il 14 gennaio [2025] e la dimostrazione di piazza chiede di consegnare una «petizione popolare contro l’aumento dei prezzi degli alimenti di base», per denunciare la «mancanza di carburante nella gran parte delle stazioni di servizio del paese» e chiedendo le dimissioni del governo di Luis Lucho Arce Catacora, esponente del Movimento al socialismo-Strumento per la sovranità dei popoli (Mas-Ipsp). Gli animi si surriscaldano: manifestanti e polizia vengono a contatto. La manifestazione viene così sciolta con l’utilizzo della forza.
È la Marcia per la vita per cui i manifestanti hanno percorso 85 chilometri a piedi dalla città di Patacamaya a La Paz: sembrerebbe una ordinaria (benché forte) dimostrazione di contestazione da parte dell’opposizione a Luis Arce. Ma l’opposizione non c’entra davvero: i manifestanti appartengono al medesimo partito del Presidente. In Piazza Murillo c’erano i fedelissimi di Evo Morales, già presidente boliviano e figura di spicco del Mas-Ipsp. Due parti in lotta per uno stesso partito. Entrambi ne rivendicano il nome, la storia e la legittimità. 

«È evidente che ci sia uno scontro tra gruppi di potere. Poche persone vorrebbero far naufragare il percorso che fece nascere lo strumento politico. Non so, davvero, come mai Evo Morales voglia tornare al potere costi quel che costi, giungendo a voler dividere e spaccare il Mas, così come le organizzazioni sociali che ne fanno parte», dichiara a «L’Eco di Bergamo» Julia Damiana Ramon Sanchez, vice presidente della direzione nazionale del Mas-Ipsp e direttrice esecutiva delle Bartolinas (l’organizzazione femminile del partito) della regione di Tarija. Già deputata nel primo esecutivo Morales, successivamente ministra, Ramon Sanchez conosce bene quel che orbita socialmente e politicamente attorno all’ex presidente: «C’è stato un referendum nel 2016» – aggiunge Ramon Sanchez - «e il risultato ha espresso chiaramente come Evo non possa continuare ad essere candidato all’infinito, tanto più che non può farlo legalmente data la Costituzione». Costituzione che lo stesso Morales modificò una volta al potere, così come mutò anche lo status giuridico della Bolivia divenuto «Stato Plurinazionale» al fine di valorizzare ogni componente indigena e originaria del paese.
Ma questo ora a Evo non importa più.
Vuole tornare al potere a tutti i costi e per farlo incita parti di organizzazioni sociali a lui fedeli di bloccare le principali strade del paese, di scendere in piazza quasi giornalmente, di diffondere notizie false tramite un’emittente radiofonica a lui vicina (Radio Kawsachun Coca). Per dare un’idea dello scontro: il 22 gennaio dello scorso anno i blocchi stradali messi in atto dai sostenitori dell’ex presidente erano durati più di un mese e avevano paralizzato le principali arterie autostradali. Secondo l'Istituto boliviano per il commercio estero, in quei giorni il paese «perse circa 75 milioni di dollari al giorno». Un dato nefasto per la Bolivia che sta affrontando una crisi economica che si riflette in ogni ambito della vita delle persone: produttiva e sociale.
«In Bolivia c’era crisi ieri, c’è oggi e ci sarà domani: non è una novità. Evo sta utilizzando la situazione per scopi politici e soprattutto per coprire le accuse pendenti nei suoi confronti», spiega a «L’Eco di Bergamo» da El Alto, alla periferia del mondo, don Riccardo Giavarini, direttore generale della Fundacion Munacim Kullakita. Bergamasco di Telgate, missionario laico, è in Bolivia dal 1977 ma sacerdote dal 2023, dopo aver ripreso gli studi di teologia interrotti a seguito della vita matrimoniale con Bertha Blanco (tra le fondatrici del Mas-Ipsp) venuta a mancare nel 2020 a causa del Covid. L’accusa più grave a cui Morales deve far fronte è quella di abuso sessuale di una minorenne (caso avvenuto due lustri fa): il tribunale della città di Tarija ha sancito che non può allontanarsi dal paese ed è stato anche emanato un ordine di cattura nei suoi confronti. Sollecitato per tre volte a presentarsi in tribunale, Morales ha sempre disertato l’aula. 

«Il punto è che Evo è dipendente dall’abuso di donne e di ragazze minorenni in termini di tratta e traffico», tuona Giavarini, che di questi argomenti ne sa qualcosa dato il suo impegno quotidiano con la struttura che dirige. Un costume, purtroppo, diffusissimo nel Paese: «Nel carcere minorile di Qalauma [nella città di Viacha] i delitti riconducibili alla violenza sessuale sono tra i più commessi», afferma Giavarini «manca una vera educazione sessuale, alla reciprocità e non vengono veicolati messaggi ed esempi positivi da parte delle istituzioni (che siano governative o scolastiche); si sono naturalizzati dei comportamenti che vedono la figura femminile solo come strumento di piacere maschile. La donna non è vista come portatrice di soggettività, partecipazione, dignità e uguaglianza: qui a El Alto le ragazzine popolano i locali notturni»

La situazione, dunque, sembra non possa giungere ad una soluzione rapida. Anzi. Lo scontro tra fazioni del Mas-Ipsp, così come quello delle organizzazioni sociali ad esso legate, parrebbe essere destinato ad una recrudescenza sempre maggiore.
La Bolivia, secondo paese al mondo per colpi di stato (35, dietro al Cile che ne vanta 36), si appresta a celebrare il giorno della nascita dello Stato plurinazionale (22 gennaio 2009) in un clima più che teso. Dopo sedici anni da quel giorno, il paese non ha ancora trovato una stabilità nella democrazia.


Articolo pubblicato su L'eco di Bergamo del 2 febbraio 2025

Una scuola su misura del mercato del lavoro e dei privati - [Atlante Editoriale]

Foto di Nathan Dumlao su Unsplash

Termine degli studi dopo quattro anni per tutti gli indirizzi e cambio di nomenclatura anche per gli istituti tecnici. Queste parrebbero essere alcune tra le modifiche del Gruppo di lavoro diretto dal prof. Giuseppe Bertagna: il documento, diffuso dalla Flc Cgil, è «risalente ai primi mesi del 2023» ed è stato «redatto da quattordici esperti» coordinati dal docente sopra citato. La relazione finale del Gruppo di lavoro è stata diffusa dal sindacato ma si tratta di un file pdf composto da fogli scansionati senza indicazione di data, firme e attestazioni che possano facilitare la determinazione di documento autentico: «appare strano – dicono dal sindacato – che di questo gruppo di lavoro non si sia avuta alcuna notizia, né pubblicazione di decreto istitutivo, come diversamente era accaduto nel 2001». Ma il governo Meloni non è nuovo a sorprese o a rotture di schemi istituzionali: d’altronde giungere ad un presidenzialismo de facto parrebbe essere la mossa della coalizione di centrodestra per poterlo introdurre anche de iure, andando oltre i progetti dei governi del trentennio trascorso.

Tutti licei, un anno in meno a scuola.
Il percorso scolastico quadriennale per tutti gli indirizzi di secondaria di secondo grado (cioè le superiori) parrebbe essere la bussola del documento della cosiddetta commissione Bertagna, così come sembrerebbe essere tornato in voga il cambio di denominazione degli istituti tecnici e dei professionali. Il percorso liceale si dividerebbe così in: Liceo con opzione classica o scientifica; Liceo tecnologico con tre opzioni (ICT, meccatronico e chimico-industriale) in accordo con il Ministero del Lavoro, le Regioni e le Province; Liceo Professionale o di Istruzione e Formazione Professionale con tre opzioni (sociosanitario, meccanico e alberghiero-ristorazione) finalizzato a ristrutturare il rapporto tra Istruzione professionale statale e Istruzione e Formazione Professionale regionale.

La proposta di legge c’è già.
Il lavoro della commissione va a posizionarsi in sintonia con la proposta di legge 1739 depositata ad aprile 2024 ma ancora non incardinata nell’iter parlamentare. Partita dalla deputata leghista Giovanna Miele, sottoscritta da altri quattro colleghi di gruppo, la proposta del partito di Matteo Salvini si sostanzierebbe nella revisione quadriennale di ogni percorso scolastico «eventualmente provvedendo all’adeguamento e alla rimodulazione del calendario scolastico annuale e dell’orario settimanale delle lezioni». Una formula davvero molto generica che lascia spazio a molteplici interpretazioni sulla strutturazione dei percorsi scolastici della secondaria di secondo grado. Tanto nel documento del gruppo di lavoro coordinato dal prof. Bertagna quanto nella proposta di legge da parte di componenti del gruppo della Lega, il nord della bussola di questi interventi parrebbe essere un adeguamento del sistema scolastico al mercato del lavoro. La scuola andrebbe ad assumere un ruolo sempre più ancillare, come abbiamo già avuto modo di testimoniare. "Ce lo chiede l’Europa": è il solito mantra che torna. C’è troppo divario tra l’Italia e gli altri paesi europei, stando al testo della proposta di legge Miele: «[la pdl] punta a ridurre il netto divario fra il nostro Paese e il resto d'Europa che permette di far uscire i ragazzi dalle aule a diciotto anni, come avviene da tempo, praticamente in metà dei Paesi dell'Unione europea (tredici su ventisette), tra cui la Spagna, la Francia, il Portogallo, l'Ungheria e la Romania, nonché nel Regno Unito».

E docenti?
Il mondo della scuola però ha già espresso il proprio diniego alla sperimentazione quadriennale nel corso del precedente anno scolastico: solo 171 istituti «al termine dell’istruttoria condotta dalla commissione tecnica del Ministero dell’Istruzione e del Merito sulle candidature pervenute, sono stati ammessi alla sperimentazione della nuova istruzione tecnica e professionale». Dirigenti scolastici e docenti hanno però già rigettato la sperimentazione negli organi collegiali preposti. Senza contare che i percorsi scolastici quadriennali porterebbero ad un evidente (e logico, verrebbe da dire) taglio del personale, nonché al dimensionamento di numerosi istituti scolastici. Su questo la proposta di legge tace. Eppure sarà inevitabile un taglio lineare a tutto il personale scolastico: i due concorsi fatti partire con i finanziamenti del Pnrr sembrano andare nella direzione opposta (dunque assunzioni) ma i numeri parlano di immissioni in ruolo consistenti come gocce in un oceano di aridità e di precarietà. Precarietà in cui, invece, continuano a navigare migliaia di precari in tutta Italia tra cui ci sono anche gli idonei del concorso Pnrr1 che hanno superato le prove scritte e orali ma sono stati respinti all'uscio.

Articolo pubblicato su Atlante Editoriale: https://www.atlanteditoriale.com/liceo-quadriennale-le-proposte-silenziose-del-governo/

Calvino e i bergamaschi (in una classe bergamasca)

«Prófe, scusi, ma a lei non sembra che il libro che ci ha fatto leggere [Il barone rampante] sia un po' razzista nei confronti dei bergamaschi?».
La domanda giunge tagliente e a sorpresa dopo una buona mezz'ora trascorsa ad analizzare parti del testo del Barone rampante. A inizio novembre ho assegnato la lettura del romanzo di Italo Calvino: al rientro dalle vacanze di Natale ne avremmo parlato in classe. 
«Razzista? In che senso?», rispondo candidamente io. 
«Eh, potaprófe, adesso le prendo il passo: ce l'ho davanti agli occhi ma non riesco a ritrovarlo». Subito lo studente apre il libro e inizia a mettersi alla ricerca del passo incriminato. È questo qui (quasi all'inizio del romanzo):

«[...] I carbonai, sullo spiazzo battuto di terra cenerina, erano i più numerosi. Urlavano «Hura! Hota!» [sopra! sotto!] perché erano gente bergamasca e non la si capiva nel parlare. Erano i più forti e chiusi e legati tra loro: una corporazione che si propagava in tutti i boschi, con parentele e legami e liti. Cosimo alle volte faceva da tramite tra un gruppo e l’altro, dava notizie, veniva incaricato di commissioni.
- M’hanno detto quelli di sotto la Rovere Rossa di dirvi che Hanfa la Hapa Hota l' Hoc! [porta la zappa sotto il ciocco]
- Rispondigli che Hegn Hobet Ho de Hot! [vieni subito giù di sotto]
Lui teneva a mente i misteriosi suoni aspirati, e cercava di ripeterli, come cercava di ripetere gli zirli degli uccelli che lo svegliavano il mattino. [...]».

Finisce di leggerlo ad alta voce: la classe ascolta, qualcuno ridacchia per la sua pronuncia stentata dello pseudobergamasco di Calvino, poi mi rivolge nuovamente la parola: «a lei non le sembra un po' razzista?». Qualche compagno è d'accordo, qualcun altro no, alcune ragazze provenienti dall'alta valle dicono (mentre sorridono) che «assolutamente non è razzista: parliamo proprio così!». Provo a fargli capire che si tratta di un romanzo il cui protagonista è un ragazzo della loro età o di poco più grande e che la scrittura di Calvino gioca, spesso, anche sul carattere iperbolico dei ricordi di infanzia o, comunque, della vita vissuta. 

Rilancia: «ho capito, prófe, ma a me sembra ancora razzista». Contrattacco anch'io: Calvino non era (né può essere considerato) razzista, anzi. Voleva farci riflettere riguardo il nostro approccio nei confronti dell'altro: non c'era insulto nelle parole dell'autore quanto piuttosto stupore adolescenziale, ed entusiasmo conseguente, verso qualcosa di cui ancora non aveva fatto esperienza: «se dovessi dirti - provo a dirgli - che anch'io capisca il bergamasco stretto, probabilmente mentirei: le uniche volte che tento di pronunciare qualcosa in dialetto finisco per essere tanto ridicolo quanto di correre il rischio d'essere percepito come beffardo o quasi sprezzante nei confronti di quel linguaggio che ho imitato goffamente». In quel caso allora sì ci starebbe un bel romanissimo: ma che me stai a prende in giro? E poi, dico: «Calvino nel testo che hai letto pare avere un gran rispetto dei bergamaschi, piuttosto non ne comprende il dialetto... come non lo comprendo io» «Ma neanche io lo capisco, prófe, mica parlo in bergamasco coi miei: lo parlano solo i miei nonni». 

«E allora come può essere razzista una cosa scritta da un uomo che: pare avere rispetto dei bergamaschi, non capisce il dialetto e che tuttavia prova ad utilizzarlo in un dialogo in cui il protagonista si sforza di parlarlo?», provo a controbattere. «Forse il protagonista non è razzista ma voleva solo entrare in contatto con quel mondo, a suo modo», mi dice l'alunno. Le alunne dell'alta valle, quelle di prima, sorridono e annuiscono con la considerazione del compagno. 

Parliamo ancora del Barone rampante e poi torniamo all'analisi del periodo. Tutto questo senza intelligenza artificiale, didattica "innovativa" o dispositivi digitali ma con due strumenti indispensabili in ogni classe del mondo: un libro e la parola.

Lanuvio all'inglese: 2-0 sulla Borgata. [Domenica di fango]

Chi se la ricorda la trasferta di Moricone di due anni fa? Sono già passati due anni: era il 19 marzo del 2023, campionato di Seconda Categoria. La Borgata riuscì a vincere con l'incornata finale di Chimeri dopo essere andata sotto di due gol. Qualcuno si ricorderà di quella trasferta per vari motivi: il campo era nella conca di Moricone in cui nel parcheggio c'erano i gradoni ma di fronte al campo no, zero spalti di fronte al terreno di giuoco, partita vista dietro le spalle di Capuani (allora estremo difensore granata) dal parcheggio, campo di terra battuta e righe segnate alla volemosebene


Vedere (e ricordare) per credere (e sorridere): 


Il campo del Lanuvio Campoleone era, invece, di erba naturale. Una chiccheria per queste categorie... se tenuto bene. Non era, ovviamente, questo il caso. Il terreno era per lo più fangoso e nel primo quarto d'ora i nostri (praticamente tutti) sono scivolati a terra. È caduto anche l'arbitro, tanto il campo non era al meglio delle condizioni. Ma si sa: in questi casi ad essere favoriti sono i locali. Il Lanuvio conosce il campo e i suoi avvallamenti, le sue buche e i suoi possibili tranelli, dunque gli undici locali iniziano subito a dettare i ritmi del gioco: la Borgata soffre fin dal principio anche perché i nostri scendono in campo rimaneggiati, come dicono quelli bravi, dato che in difesa mancano Chimeri, Mascelloni e Colavecchia. La struttura dell'Egilberto Martufi, poi, evoca brutti ricordi alla Borgata: i campi lunghi, con la pista d'atletica attorno, non sono mai stati amati dai granata (citofonare Polisportiva Ciampino). 

Primo tempo
Nel primo quarto d'ora l'iniziativa è tutta rossoblu: all'8' il reparto offensivo locale arriva fin dalle parti di Repetti, un minuto dopo (al 9') una punizione (seconda nel giro di tre minuti) calciata da Sadotti impegna l'estremo difensore granata. All'11' le divise bianche dei nostri sono già tutte marroni. Siamo al quarto d'ora: più che assedio è, semplicemente, un senso unico d'attacco. La Borgata non ha ancora tirato in porta e si gioca costantemente nella metà campo difesa da Repetti.

Bisogna uscire urgentemente da lì'...

Al 17' un tiro dalla distanza, morbido ma insidiosissimo, di Cicchetti ha tentato di cogliere impreparato Repetti, puntando a togliere la ragnatela dall'incrocio dei pali: il nostro si produce in un colpo di reni stupendo deviando in angolo. Cinque minuti dopo (22'), il Lanuvio costruisce un'ottima azione che fa arrivare il centravanti a battere Repetti. Azione corale bellissima: peccato fosse in fuorigioco.

Dice: «vabbè ma che ne sai, quando subisci gol è sempre forigioco. Stai a rosicà, è evidente».
Dico: «eh, ma stavolta me ne so accorto pure io che so miope e non ce vedo».

Il direttore di gara Cappelli assegna il gol e il Lanuvio passa in vantaggio. Una batosta che non ci voleva proprio. Sei minuti dopo Mascioli (Francesco) recupera ottimamente il pallone a centrocampo ma poi lo regala all'azione di ripartenza del reparto offensivo locale: l'azione costruita è la fotocopia di quella messa in atto per il gol che ha sbloccato la partita. Per fortuna il tiro di Cicchetti a tu per tu col portiere è morbidissimo e Repetti blocca sicuro. L'unica buona occasione per la Borgata è al 39': il reparto offensivo riesce a procurarsi una punizione dal limite dell'area. Mascioli (Moreno) avrebbe potuto sfoderare un tiro dei suoi ma, invece, il pallone termina alto sopra la traversa. È il 44' ma c'è ancora tempo per un'azione del Lanuvio, ancora su percussione laterale: cross di Fondi rasoterra al centro dell'area a cercare Cicchetti: è ancora Repetti a negare il raddoppio. 

Della sana e giuocosa pirotecnia calcistica
 al fine di allietare gli astanti gordiani convenuti
in quel di Lanuvio.

Secondo tempo
La Borgata scende in campo decisamente più propositiva: vuole il pareggio. I granata tornano a fare i granata e impostano il gioco costringendo il Lanuvio nella propria metà campo: cercano di vincere le difficoltà del campo, impostano e costruiscono azioni che, tuttavia, non riescono mai a concretizzarsi realmente. All'11 Moretti riesce ad eludere la difesa locale e a lasciar partire un tiro angolato dalla sinistra ma sfila sul fondo. Al quarto d'ora la Borgata riesce a battere tre angoli consecutivi ma stavolta non vanno neanche i corner. Il Lanuvio sa soffrire e chiudersi: si teme il contropiede velenoso che però ancora non giunge a minacciare la difesa ospite. Nel frattempo ha iniziato a piovigginare incessantemente, di quella pioggia che a Bilbao chiamano txirimiri, vale a dire quella sottilissima pioggerella che ti arriva fin dentro le mutande e manco te ne accorgi. La partita si conclude davvero al 38': Bastianelli insacca il secondo gol del Lanuvio, su manovra offensiva locale. Dai gradoni si continua a cantare: non importa che anche questa sia andata, importa crederci (come dimostrato nella ripresa) fino alla fine del campionato. Fino alla salvezza. Partita dopo partita.
Noi ci siamo. [Pure da Berghem, pota!].

Chiudo gli occhi e penso che / passa, il tempo passa, insieme a te 



Il tabellino della dodicesima giornata di campionato | Prima categoria laziale | Girone F

LANUVIO CAMPOLEONE - BORGATA GORDIANI 2-0

MARCATORI: 22'pt Filitti, 38'st Bastianelli

LANUVIO CAMPOLEONE (4-3-3): Cortini, Cavaterra, Amici, Tetti (29'st Barberi), Cipriani, Costantini, Cicchetti (38'st Rossi), Sadotti, Filitti (40'st D'Alessio), Fondi (27'st Limotta), D'Avinio (19'st Bastianelli). PANCHINA: Maferri, Schettino. ALLENATORE [nome non indicato sulla distinta]

BORGATA GORDIANI (3-4-1-2): Repetti, Piccardi (46'st Di Giambattista), Valente, Pompi, Caporalini, Mascioli F., Soru (1'st Fonzo), Samba (40'st Ranallo), Cultrera Marco (22'st Di Stefano), Mascioli M. (38'st Ciamarra), Moretti. PANCHINA: Cherubini, Agrippino, Tarisciotti, Cultrera Matteo. ALLENATORE: Fabrizio Amico.

ARBITRO: Leonardo Cappelli (Roma1)

NOTE: AMMONITI: 29' Caporalini (BG), 39'pt Cipriani (LC), 5'st Mascioli F. (BG), 18'st Mister Amico per proteste, 29'st Cipriani (LC), 33'st Valente (BG). ANGOLI: Lanuvio Campoleone: 4 - 4 Borgata Gordiani. RECUPERO: 1'pt, 4'st.

Studenti-atleti: tra "dual career" e frustrazione

Chi sono? Ragazzi di scuole superiori: quasi 50mila in tutta Italia. Per le società sportive sono numeri ma spesso cadono in forme depressive con ricadute sul rendimento scolastico.

«Il problema non è lo studio in sé ma il peso che ne deriva a causa dello sport: oltre ai quattro impegni settimanali e la partita, la società di cui faccio parte mi ha chiesto anche un piccolo extra per poter allenare dei bambini, affiancando l’allenatore della squadra». A parlare è Alfonso (nome di fantasia) studente di una scuola secondaria di secondo grado della provincia di Varese, nonché calciatore a livello dilettantistico regionale. Quattro impegni sportivi pomeridiani più la partita nel fine settimana si traducono nell’attivazione del Pfp, sigla che sta per Percorso formativo personalizzato. Nel suo caso l’extra richiesto dalla società consiste nell’«affiancare l’allenatore dei più piccoli» così da diventare figura di riferimento per loro «anche se spesso le partite dei bambini le seguo io dall’inizio alla fine».
Tripla sollecitazione e triplo impegno.

Didattica personalizzata

Il Pfp va a definire lo status della peculiare condizione di studente-atleta nell’ambito dell’agonismo e in quello della sperimentazione di «studente-atleta di alto livello». Stando al decreto ministeriale 43 del 3 marzo 2023 che disciplina ulteriormente la questione per questi ultimi, il Pfp è: «uno strumento» che favorirebbe «l’adozione di metodologie didattiche personalizzate finalizzate al successo formativo dello studente» per cui è concesso che egli possa fruire in modo alternativo delle lezioni «fino al 25% del monte ore» attraverso «videoconferenze», «piattaforme di e-learning predisposta a livello nazionale» o «altri strumenti individuati dagli Istituti scolastici». Non solo, nel decreto viene stabilita anche la possibilità di prevedere verifiche personalizzate.

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del merito nel corso dell’anno scolastico 23-24 sono state approvate 48.520 domande riguardanti studenti-atleti di alto livello su una popolazione scolastica nazionale di 2.727.637 studenti iscritti agli istituti secondari di secondo grado (dati Istat relativi all’a.s. 22-23). La maggior parte di essi fa riferimento a federazioni sportive calcistiche (Figc o Lnd).

Chiara Sicoli, dirigente scolastica dell’I.I.S. Pacinotti – Archimede di Roma, racconta in proposito all’Atlante che queste organizzazioni «trattano meno bene i ragazzi» rispetto «ad altre organizzazioni afferenti ad altri sport». Stando al racconto della dott.ssa Chiara Sicoli, i calciatori portano con sé «problemi di disciplina» dal momento che «i ragazzi che praticano calcio tendono a ‘fare spogliatoio’ anche in classe: le stesse società sportive si interessano pochissimo del rendimento scolastico dei loro iscritti tendendo piuttosto a trasmettere loro valori non propri dello sport» cioè «quelli tipici della finzione ai fini dell’ottenimento del rigore a proprio favore», roba da VAR o da moviolone di biscardiana memoria.

«Quando ho preso parte al campionato in serie A2 di futsal ero in quinto superiore e non avevo un Pfp: erano già scaduti i termini in cui si poteva inoltrare la richiesta per la certificazione. La scuola non considerava, evidentemente, il fattore escludente delle finestre di mercato e il fatto che un atleta possa cambiare squadra da un momento all’altro», a parlare ad Atlante è Arianna (nome di fantasia) ex studentessa di Liceo scientifico sportivo della provincia di Roma. Arianna si è ritrovata «ad essere catapultata in una realtà completamente diversa e con differente routine», rispetto a quella imposta da un campionato minore, «ma questo alla scuola non è interessato», anche se lei era parte integrante dell’indirizzo sportivo del liceo scientifico.


Studente-atleta o atleta-studente?

Essere parte dello sportivo non rappresenta, tuttavia, un automatismo che preveda l’istituzione de iure dello status di studente-atleta: «qualsiasi istituto può attivare i Pfp», ha dichiarato ad Atlante Paolo Notarnicola, presidente della Rete degli studenti medi (sindacato studentesco). «Lo sportivo non è necessariamente popolato da studenti che praticano sport ad alti livelli» ed entrare a farvi parte pare non sia cosa facile: «l’indirizzo non nasce per offrire un’offerta formativa peculiare ma è sorto ‘al contrario’: la scuola prende atto che ha degli studenti impegnati in attività sportive, dunque trova il modo di armonizzare quelle attività con la formazione scolastica. Di fatto è come se vigesse lo status di atleta-studente e non di studente-atleta: l’offerta formativa si è adattata alle esigenze delle società sportive e non è accaduto il contrario». Sarebbe stata migliore, secondo Notarnicola, la condizione che avesse previsto: «una scuola pubblica che apre la possibilità a tutti gli studenti (anche a coloro che non hanno potuto avere accesso all’attività agonistica a causa di impedimenti economici) di poter trovare il proprio aggancio con società sportive». La graduatoria prodotta dalle scuole che attivano l’indirizzo sportivo assomiglia più «ad un numero chiuso» che ad una vera e propria graduatoria di merito. Il parere del sindacato studentesco è confermato da Camillo (nome di fantasia), insegnante della scuola secondaria di secondo grado della provincia di Ancona: «l’impegno sportivo è del tutto predominante e la scuola viene percepita come ancillare rispetto alle esigenze delle società sportive: si tratta di una scuola disegnata attorno ai bisogni e alle necessità dell’atleta che, incidentalmente, è anche studente». «Di fatto» spiega Camillo «si tratta di un indirizzo a numero chiuso» anche se non lo è formalmente. «Nonostante non si preveda una prova d’ammissione (come avviene per il Liceo musicale o coreutico), si opta per una scrematura che tenga conto dei voti della scuola secondaria di primo grado e che riguardi anche l’impegno sportivo pregresso dei ragazzi», racconta ancora il docente. Se non sei già tesserato di una società sportiva «il punteggio, ai fini della graduatoria, risulta essere basso: diventa una questione di classe sociale e di chi può permettersi che il figlio pratichi sport agonisticamente», sostiene Camillo.

Dual career e frustrazioni

Che sia semplicemente la sana attività sportiva ad essere praticata a livello agonistico o che, invece, rappresenti il salto d’essere studente-atleta d’alto livello, la problematica è multiforme e variamente sfaccettata: la dual career [doppia carriera] può essere interrotta bruscamente per un brutto infortunio o a causa del fatto che si realizzi di non riuscire a sfondare davvero. Ancora Camillo: «il passaggio alla maggiore età dei ragazzi è cruciale: tra la fine del quarto e l’inizio del quinto si determinano una serie di delusioni amarissime – soprattutto per quel che riguarda i calciatori – se dovessero rendersi conto che quella non è più una strada percorribile, o comunque non sicura come avevano sperato che fosse fino a quel momento. Capiscono, insomma, di essere soltanto numeri in un mare di migliaia di ragazzi come loro: la prospettiva del professionismo è lontana. In tredici anni di servizio ho visto solo due miei ex studenti entrare a far parte dello sport-che-conta». Numeri che sembrano essere implacabili e che determinano anche «forme depressive generali con inevitabili ricadute sull’andamento scolastico». Arianna, d’altra parte, racconta: «nella mia classe solamente due su trenta sono riusciti ad arrivare al professionismo». Gli altri? «Ci hanno puntato e sperato ma poi, come nel 99% dei casi, non ce l’hanno fatta. Il problema è chi decide di puntare tutto sullo sport e poi non riesce: spesso non ha un ‘piano B’. Ti ritrovi catapultato ai 20 anni realizzando che con lo sport non ci stai facendo più di tanto, non ti ha dato un futuro e hai pure snobbato la scuola». La Preside Sicoli conferma: «è un fenomeno che dovrebbe essere attenzionato maggiormente: se un ragazzo non riesce a sfondare, entra in uno stato di frustrazione che si ripercuote sulla scuola». Tuttavia, secondo Sicoli, questo non si verifica in tutti gli sport: «nel calcio si contano più casi: se si infortuna un [giovane] calciatore, nonostante sia promettente, viene generalmente abbandonato dalla società sportiva». Il ragazzo non è lo sportivo o il promettente calciatore ma «il suo cartellino», afferma amaramente la Preside.

Notarnicola fa eco: «l’idea che si possa acquisire il cartellino di prestazioni del ragazzo (di fatto è come comprare un atleta, una persona) rappresenta l’impossibilità di scelta da parte sua, quasi una negazione del diritto allo studio. La società compie un ragionamento di mercato sul ragazzo, come accade nel calcio moderno anche se in nuce, facendo prevalere il contratto sulla sua formazione».

Si potrebbe pensare ad un alto tasso di abbandono scolastico da parte di costoro e invece Sicoli smentisce: «si tratta di una bassissima percentuale: durante il mio lustro di dirigenza ho contato un pugno di casi che hanno optato per l’istruzione parentale, dunque una scelta specifica per intraprendere una carriera che rappresentava un impegno [sovra ordinario] in quella fase».

La sperimentazione che riguarda lo status di studente-atleta di alto livello dura, tuttavia, da dieci anni e Sicoli ritiene che sarebbe da porre a regime con almeno tre fattori da cambiare radicalmente. Prima di tutto, «va fatta formazione ai docenti dal momento che non sono pienamente preparati ad affrontare la dual career». Secondo, elargire più fondi alle scuole e ai docenti: «per la sperimentazione è richiesta la figura di un tutor che tenga contatti tra docenti e la società sportiva; va redatto il Pfp e bisogna controllare che i documenti provenienti dalle società siano idonei e poi vanno caricati sulla piattaforma [preposta]». Generalmente nelle scuole si contano «7 od 8 studenti-atleti di alto livello: il Pacinotti-Archimede ne ha 125. L’ordine di grandezza è molto diverso». Terzo e ultimo: «le famiglie devono essere supportate e le società sportive responsabilizzate».


Articolo disponibile su Atlante Editoriale al link: https://www.atlanteditoriale.com/studenti-atleti-tra-dual-career-e-frustrazione/

Siamo tutti Aronne Piperno

La cartolina spedita dal Ministro prof. Giuseppe Valditara a tutti i docenti, supplenti o di ruolo, come augurio in vista delle Festività Natalizie.

Non molti giorni fa, ogni insegnante della scuola pubblica ha ricevuto un messaggio di posta elettronica recante una cartolina di auguri trasmessa a nome del Ministro dell'Istruzione e del Merito prof. Giuseppe Valditara.  

 Dato che il Ministro si premura di ringraziare i docenti per il lavoro che svolgono quotidianamente, vorrei ricambiare i sentiti ringraziamenti a S.E. il Ministro del Mim prof. Valditara. Lo ringrazio perché ho appreso, grazie al nuovo sistema di reclutamento dei docenti, una nuova condizione sociale, psicologica, nonché esistenziale, propria di chi scrive e di tutti coloro che hanno preso parte all'ultimo concorso ordinario che sono stati esclusi (nonostante avessero raggiunto un punteggio non basso). Quale condizione? Quella di essere Aronne Piperno. L'aronnepipernismo è una nuova categoria antropologica e rappresenta una particolare condizione dell'animo. Sicuramente qualcuno ricorderà la scena del Marchese del Grillo. Un Marchese del Grillo stanco, dopo una nottata di scherzi e di bagordi, rientra in casa firmando (sommariamente e con superficialità) tutto quello che gli viene messo davanti agli occhi dal suo contabile personale. Lo stesso gli annuncia la presenza dell'ebanista Aronne Piperno, il quale chiedeva di essere regolarmente pagato a seguito di un lavoro di restauro chiesto dal Marchese stesso.

  

Non ripeterò le battute della scena perché sono stra famose. Mi soffermo, tuttavia, su un momento in particolare dello scambio fra i due. Il Marchese acconsente di far entrare Aronne Piperno ma Alberto Sordi (che nel film interpreta il nobile romano) vuole solo andare a dormire e non ha voglie di scocciature: decide, per puro sfizio, piglio e ribalderia, di non pagare il lavoro svolto dall'ebanista:

« [...] Marchese del Grillo: Aronne tu lavori bene...
Aronne Piperno
: Grazie!
Marchese del Grillo: ...bella 'a boiserie, bello l'armadio, belle 'e cassapanche... bello, bello, bello tutto... bravo... grazie, adesso te ne poi pure annà.
Aronne Piperno
: Non ho capito, Eccellenza.
Marchese del Grillo: Ah n'hai capito? Ho detto: adesso te ne poi annà!
Aronne Piperno
: Me ne devo annà? Ma io c'avrei...
Marchese del Grillo
: Che c'avresti?
Aronne Piperno: ...il conticino!
Marchese del Grillo
: Ah c'hai er conticino? E dammelo sto conticino!
Aronne Piperno
: Ecco...
Marchese del Grillo: Ecco er conticino! Ecco fatto! [il marchese del Grillo strappa il conto di Aronne Piperno]».
Ma sono sicuro di non essermi spiegato. Sarò, dunque, più chiaro. Un gran numero di insegnanti ha partecipato al concorso ordinario ma, date le regole prescritte dal bando, si è visto respinto all'uscio nonostante abbia superato scritto e orale. Bene, bravo: «mo poi rifà er concorso», parafrasando la battuta di Alberto Sordi. Se la cosa fosse successa poco più di un trentennio fa, lo scandalo sarebbe stato enorme. Eppure ci stiamo abituando a tutto. Sappiamo, però, grazie al Ministro, di essere tutti Aronne Piperno. Perlomeno: io ho inteso di esserlo a pieno titolo. Ho «il conticino» in tasca, lo porgo al Marchese ma lui lo strappa davanti ai miei occhi: addio soldi (e addio ruolo!). Grazie, dunque a S.E. Ministro dell'Istruzione e del Merito prof. Giuseppe Valditara, per  avermi fatto scoprire di appartenere a questa nuova categoria antropologica.
Contro la protervia della nobiltà, contro ogni ingiustizia: sempre viva Aronne Piperno! Aronnepiperni di tutto il mondo: uniamoci!