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Una scuola su misura del mercato del lavoro e dei privati - [Atlante Editoriale]

Foto di Nathan Dumlao su Unsplash

Termine degli studi dopo quattro anni per tutti gli indirizzi e cambio di nomenclatura anche per gli istituti tecnici. Queste parrebbero essere alcune tra le modifiche del Gruppo di lavoro diretto dal prof. Giuseppe Bertagna: il documento, diffuso dalla Flc Cgil, è «risalente ai primi mesi del 2023» ed è stato «redatto da quattordici esperti» coordinati dal docente sopra citato. La relazione finale del Gruppo di lavoro è stata diffusa dal sindacato ma si tratta di un file pdf composto da fogli scansionati senza indicazione di data, firme e attestazioni che possano facilitare la determinazione di documento autentico: «appare strano – dicono dal sindacato – che di questo gruppo di lavoro non si sia avuta alcuna notizia, né pubblicazione di decreto istitutivo, come diversamente era accaduto nel 2001». Ma il governo Meloni non è nuovo a sorprese o a rotture di schemi istituzionali: d’altronde giungere ad un presidenzialismo de facto parrebbe essere la mossa della coalizione di centrodestra per poterlo introdurre anche de iure, andando oltre i progetti dei governi del trentennio trascorso.

Tutti licei, un anno in meno a scuola.
Il percorso scolastico quadriennale per tutti gli indirizzi di secondaria di secondo grado (cioè le superiori) parrebbe essere la bussola del documento della cosiddetta commissione Bertagna, così come sembrerebbe essere tornato in voga il cambio di denominazione degli istituti tecnici e dei professionali. Il percorso liceale si dividerebbe così in: Liceo con opzione classica o scientifica; Liceo tecnologico con tre opzioni (ICT, meccatronico e chimico-industriale) in accordo con il Ministero del Lavoro, le Regioni e le Province; Liceo Professionale o di Istruzione e Formazione Professionale con tre opzioni (sociosanitario, meccanico e alberghiero-ristorazione) finalizzato a ristrutturare il rapporto tra Istruzione professionale statale e Istruzione e Formazione Professionale regionale.

La proposta di legge c’è già.
Il lavoro della commissione va a posizionarsi in sintonia con la proposta di legge 1739 depositata ad aprile 2024 ma ancora non incardinata nell’iter parlamentare. Partita dalla deputata leghista Giovanna Miele, sottoscritta da altri quattro colleghi di gruppo, la proposta del partito di Matteo Salvini si sostanzierebbe nella revisione quadriennale di ogni percorso scolastico «eventualmente provvedendo all’adeguamento e alla rimodulazione del calendario scolastico annuale e dell’orario settimanale delle lezioni». Una formula davvero molto generica che lascia spazio a molteplici interpretazioni sulla strutturazione dei percorsi scolastici della secondaria di secondo grado. Tanto nel documento del gruppo di lavoro coordinato dal prof. Bertagna quanto nella proposta di legge da parte di componenti del gruppo della Lega, il nord della bussola di questi interventi parrebbe essere un adeguamento del sistema scolastico al mercato del lavoro. La scuola andrebbe ad assumere un ruolo sempre più ancillare, come abbiamo già avuto modo di testimoniare. "Ce lo chiede l’Europa": è il solito mantra che torna. C’è troppo divario tra l’Italia e gli altri paesi europei, stando al testo della proposta di legge Miele: «[la pdl] punta a ridurre il netto divario fra il nostro Paese e il resto d'Europa che permette di far uscire i ragazzi dalle aule a diciotto anni, come avviene da tempo, praticamente in metà dei Paesi dell'Unione europea (tredici su ventisette), tra cui la Spagna, la Francia, il Portogallo, l'Ungheria e la Romania, nonché nel Regno Unito».

E docenti?
Il mondo della scuola però ha già espresso il proprio diniego alla sperimentazione quadriennale nel corso del precedente anno scolastico: solo 171 istituti «al termine dell’istruttoria condotta dalla commissione tecnica del Ministero dell’Istruzione e del Merito sulle candidature pervenute, sono stati ammessi alla sperimentazione della nuova istruzione tecnica e professionale». Dirigenti scolastici e docenti hanno però già rigettato la sperimentazione negli organi collegiali preposti. Senza contare che i percorsi scolastici quadriennali porterebbero ad un evidente (e logico, verrebbe da dire) taglio del personale, nonché al dimensionamento di numerosi istituti scolastici. Su questo la proposta di legge tace. Eppure sarà inevitabile un taglio lineare a tutto il personale scolastico: i due concorsi fatti partire con i finanziamenti del Pnrr sembrano andare nella direzione opposta (dunque assunzioni) ma i numeri parlano di immissioni in ruolo consistenti come gocce in un oceano di aridità e di precarietà. Precarietà in cui, invece, continuano a navigare migliaia di precari in tutta Italia tra cui ci sono anche gli idonei del concorso Pnrr1 che hanno superato le prove scritte e orali ma sono stati respinti all'uscio.

Articolo pubblicato su Atlante Editoriale: https://www.atlanteditoriale.com/liceo-quadriennale-le-proposte-silenziose-del-governo/

«Piantedosi chiarisca», l’interrogazione di Zanettin sull’assalto alla sede della Cgil - Atlante Editoriale

Lunedì mattina il senatore Pierantonio Zanettin (Forza Itali), componente della Commissione Giustizia del Senato, ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riguardo i fatti che coinvolsero la manifestazione “No Green Pass”, Forza Nuova (e rispettive figure di riferimento romane e nazionali) e il successivo assalto alla sede della Cgil avvenuto due anni fa. Il ministro allora era prefetto di Roma.

I fatti
Il 16 settembre 2021 il Governo Draghi approva un decreto legge che introduce l’obbligo di possesso della certificazione verde (“green pass”) nei luoghi di lavoro pubblici e privati [1]. Nei mesi di settembre e ottobre (il 15 di quel mese sarebbe entrato in vigore il provvedimento) si inizia a coagulare la protesta classificata in quei giorni come genericamente “no-vax”: il movimento eterogeneo, contrario al procrastinarsi delle restrizioni nonché alle misure di vaccinazione, scoppiò in occasione della dimostrazione di piazza del 9 ottobre [2021]. Il resto è cronaca di quelle ore. Nel corso della manifestazione di opposizione alla certificazione verde e alla vaccinazione obbligatoria si raduna un presidio in Piazza del Popolo che, immantinente, diventa corteo e la maggior parte dei manifestanti si sarebbe sparpagliata in varie direzioni. Il flusso più imponente è diretto alla sede della Cgil. Gruppi avrebbero raggiunto Palazzo Chigi, se non fossero stati fermati.

Gli arresti
Per quei fatti il processo ordinario è tutt’ora in corso «davanti alla sezione penale del tribunale di Roma presieduta dalla giudice Claudia Lucilla Nicchi. Castellino è sotto processo dinanzi al tribunale di Roma in composizione collegiale» ma ad ogni modo «Salvatore Lubrano, un esponente di Forza Nuova poi arrestato insieme a Giuliano Castellino [referente romano di Forza nuova], Roberto Fiore [referente nazionale del partito] ed altre nove persone con l’accusa di saccheggio, istigazione a delinquere, violazione di domicilio e resistenza» [2].


L’incognita di W1

L’avvocato difensore del primo dei forzanovisti citati è il radicale Vincenzo di Nanna (già presidente dell’associazione Amnistia Giustizia Libertà Abruzzi) e il quotidiano ‘Il Riformista’, nella persona del giornalista Paolo Comi, il 18 marzo pubblica un articolo in cui verrebbe mostrato un fatto, ricostruito a partire dal video depositato dall’avvocato sopra citato: qualcuno avrebbe aperto la sede del sindacato ancor prima dell’assalto [3]. Non ci sarebbe nome se non una classificazione: W1.

«Chi è questa persona che ha fatto entrare i manifestanti all’interno della sede nazionale della Cgil a Roma il pomeriggio del 9 ottobre del 2021?» - si chiede Comi nell’articolo - «Molto probabilmente un agente dei servizi o delle forze di polizia che quel giorno erano infiltrati nel corteo guidato da Roberto Fiore e Giuliano Castellino, i capi di Forza Nuova. Come mai? Si cercava l’incidente di piazza? Una risposta potrebbe darla il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che all’epoca era il prefetto di Roma e dunque l’autorità preposta alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica» [2].

L’interrogazione
Nella giornata di martedì [21 marzo 2023] il medesimo quotidiano pubblica la notizia dell’interrogazione del Senatore Pierantonio Zanettin, presentata nella seduta di lunedì 20.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il Senatore del gruppo di Forza Italia per un chiarimento riguardo la sua iniziativa, nonché per conoscerne gli obiettivi.

«La pubblicazione del Riformista mi ha colpito», ha affermato Zanettin riferendosi all’articolo apparso sul giornale diretto da Sansonetti. «Nella mia attività parlamentare spesso utilizzo gli atti di sindacato ispettivo per mettere in luce aspetti che reputo interessanti o che possono essere inquadrati nell’attività politica riguardo il settore della giustizia, [agendo] attraverso un’impostazione di garantismo giuridico, essendo avvocato».

Quali obiettivi si è posto?
«Il mio obiettivo è quello di vedere le cose non in chiave “giustizialista e manettara”. Questo fatto [esposto dal Riformista] mi ha sorpreso. Ho ritenuto doveroso che – qualora ci fossero dubbi [riguardo la vicenda] – il Ministro debba venire a chiarire».

Zanettin precisa subito: «Non ho nessuna simpatia per il movimento “No Green Pass” né per qualsivoglia estremismo di destra o di sinistra. Sono lontano dalle posizioni di Fiore o dagli altri protagonisti di quella giornata». Tuttavia: «Da garantista, da persona che crede che lo Stato debba rispettare le proprie regole, non posso che essere stato interessato dalla notizia, dunque ho agito di conseguenza».

Dal momento che, citando dall’interrogazione presentata: «nel video [pubblicato dal Riformista] viene posto in evidenza il comportamento di un soggetto rimasto ignoto, perché non identificato dalle forze dell’ordine, e chiamato dalla polizia scientifica W1», Zanettin chiede: «se il soggetto ignoto, chiamato nel rapporto della polizia scientifica W1, appartenga alle forze dell’ordine o a qualche altro organo dello Stato».

Perché?
«Se si guarda il video pubblicato dal Riformista si vede il soggetto, questo W1, che viene identificato in diverse fasi dell’aggressione. Quella avanzata dal quotidiano è un’ipotesi ma su cui va fatta chiarezza. Il dato in più che viene citato dal giornale è il fatto che il soggetto possa essere identificato come un appartenente o dei Carabinieri o della Polizia di Stato o ancora facente parte dei servizi. È questo l’aspetto che deve essere chiarito. Non si da’ nulla per scontato, ovviamente. Ove fosse, deve essere chiaro se il soggetto ha agito secondo le disposizioni di qualcuno o secondo la propria testa, disattendendo le indicazioni che sono state [eventualmente] fornite dai suoi superiori».

Cosa cambierebbe secondo lei nell’analisi dei fatti ex post?
«Da questo punto di vista, secondo me, non cambia molto. Mi spiego: rimane un inaccettabile atto di violenza. Se c’è qualche soggetto dello Stato che ha sbagliato, è giusto che venga evidenziato ed eventualmente si porti a sanzioni disciplinari. Non è che perché c’era un infiltrato nella manifestazione, allora quella manifestazione diventa legittima! Spero che il ministro Piantedosi riferisca come il soggetto in questione non sia un membro dello Stato, così che tutto sfumi. Ove fosse il contrario, bisogna chiarire. Ci sono tante sfaccettature, come si vede, ma quale attinenza abbia questo fatto col processo in corso, francamente, non sono in grado di dirlo: mi limito a vedere i fotogrammi». E ad agire.

Note:
[1] Il link del comunicato del Governo, fino a pochi mesi fa rintracciabile digitalmente ora risulta irreperibile e la pagina inaccessibile: <https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-36/17925>.

[2] Paolo Comi, Assalto alla Cgil, ad aprire la porta ai manifestanti fu un agente dei servizi?, «Il Riformista», 17 marzo 2023. 

 

Pubblicato su Atlante Editoriale https://www.atlanteditoriale.com/it/macrotracce/zanettin-sull-assalto-alla-sede-della-cgil/