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Studenti-atleti: tra "dual career" e frustrazione

Chi sono? Ragazzi di scuole superiori: quasi 50mila in tutta Italia. Per le società sportive sono numeri ma spesso cadono in forme depressive con ricadute sul rendimento scolastico.

«Il problema non è lo studio in sé ma il peso che ne deriva a causa dello sport: oltre ai quattro impegni settimanali e la partita, la società di cui faccio parte mi ha chiesto anche un piccolo extra per poter allenare dei bambini, affiancando l’allenatore della squadra». A parlare è Alfonso (nome di fantasia) studente di una scuola secondaria di secondo grado della provincia di Varese, nonché calciatore a livello dilettantistico regionale. Quattro impegni sportivi pomeridiani più la partita nel fine settimana si traducono nell’attivazione del Pfp, sigla che sta per Percorso formativo personalizzato. Nel suo caso l’extra richiesto dalla società consiste nell’«affiancare l’allenatore dei più piccoli» così da diventare figura di riferimento per loro «anche se spesso le partite dei bambini le seguo io dall’inizio alla fine».
Tripla sollecitazione e triplo impegno.

Didattica personalizzata

Il Pfp va a definire lo status della peculiare condizione di studente-atleta nell’ambito dell’agonismo e in quello della sperimentazione di «studente-atleta di alto livello». Stando al decreto ministeriale 43 del 3 marzo 2023 che disciplina ulteriormente la questione per questi ultimi, il Pfp è: «uno strumento» che favorirebbe «l’adozione di metodologie didattiche personalizzate finalizzate al successo formativo dello studente» per cui è concesso che egli possa fruire in modo alternativo delle lezioni «fino al 25% del monte ore» attraverso «videoconferenze», «piattaforme di e-learning predisposta a livello nazionale» o «altri strumenti individuati dagli Istituti scolastici». Non solo, nel decreto viene stabilita anche la possibilità di prevedere verifiche personalizzate.

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del merito nel corso dell’anno scolastico 23-24 sono state approvate 48.520 domande riguardanti studenti-atleti di alto livello su una popolazione scolastica nazionale di 2.727.637 studenti iscritti agli istituti secondari di secondo grado (dati Istat relativi all’a.s. 22-23). La maggior parte di essi fa riferimento a federazioni sportive calcistiche (Figc o Lnd).

Chiara Sicoli, dirigente scolastica dell’I.I.S. Pacinotti – Archimede di Roma, racconta in proposito all’Atlante che queste organizzazioni «trattano meno bene i ragazzi» rispetto «ad altre organizzazioni afferenti ad altri sport». Stando al racconto della dott.ssa Chiara Sicoli, i calciatori portano con sé «problemi di disciplina» dal momento che «i ragazzi che praticano calcio tendono a ‘fare spogliatoio’ anche in classe: le stesse società sportive si interessano pochissimo del rendimento scolastico dei loro iscritti tendendo piuttosto a trasmettere loro valori non propri dello sport» cioè «quelli tipici della finzione ai fini dell’ottenimento del rigore a proprio favore», roba da VAR o da moviolone di biscardiana memoria.

«Quando ho preso parte al campionato in serie A2 di futsal ero in quinto superiore e non avevo un Pfp: erano già scaduti i termini in cui si poteva inoltrare la richiesta per la certificazione. La scuola non considerava, evidentemente, il fattore escludente delle finestre di mercato e il fatto che un atleta possa cambiare squadra da un momento all’altro», a parlare ad Atlante è Arianna (nome di fantasia) ex studentessa di Liceo scientifico sportivo della provincia di Roma. Arianna si è ritrovata «ad essere catapultata in una realtà completamente diversa e con differente routine», rispetto a quella imposta da un campionato minore, «ma questo alla scuola non è interessato», anche se lei era parte integrante dell’indirizzo sportivo del liceo scientifico.


Studente-atleta o atleta-studente?

Essere parte dello sportivo non rappresenta, tuttavia, un automatismo che preveda l’istituzione de iure dello status di studente-atleta: «qualsiasi istituto può attivare i Pfp», ha dichiarato ad Atlante Paolo Notarnicola, presidente della Rete degli studenti medi (sindacato studentesco). «Lo sportivo non è necessariamente popolato da studenti che praticano sport ad alti livelli» ed entrare a farvi parte pare non sia cosa facile: «l’indirizzo non nasce per offrire un’offerta formativa peculiare ma è sorto ‘al contrario’: la scuola prende atto che ha degli studenti impegnati in attività sportive, dunque trova il modo di armonizzare quelle attività con la formazione scolastica. Di fatto è come se vigesse lo status di atleta-studente e non di studente-atleta: l’offerta formativa si è adattata alle esigenze delle società sportive e non è accaduto il contrario». Sarebbe stata migliore, secondo Notarnicola, la condizione che avesse previsto: «una scuola pubblica che apre la possibilità a tutti gli studenti (anche a coloro che non hanno potuto avere accesso all’attività agonistica a causa di impedimenti economici) di poter trovare il proprio aggancio con società sportive». La graduatoria prodotta dalle scuole che attivano l’indirizzo sportivo assomiglia più «ad un numero chiuso» che ad una vera e propria graduatoria di merito. Il parere del sindacato studentesco è confermato da Camillo (nome di fantasia), insegnante della scuola secondaria di secondo grado della provincia di Ancona: «l’impegno sportivo è del tutto predominante e la scuola viene percepita come ancillare rispetto alle esigenze delle società sportive: si tratta di una scuola disegnata attorno ai bisogni e alle necessità dell’atleta che, incidentalmente, è anche studente». «Di fatto» spiega Camillo «si tratta di un indirizzo a numero chiuso» anche se non lo è formalmente. «Nonostante non si preveda una prova d’ammissione (come avviene per il Liceo musicale o coreutico), si opta per una scrematura che tenga conto dei voti della scuola secondaria di primo grado e che riguardi anche l’impegno sportivo pregresso dei ragazzi», racconta ancora il docente. Se non sei già tesserato di una società sportiva «il punteggio, ai fini della graduatoria, risulta essere basso: diventa una questione di classe sociale e di chi può permettersi che il figlio pratichi sport agonisticamente», sostiene Camillo.

Dual career e frustrazioni

Che sia semplicemente la sana attività sportiva ad essere praticata a livello agonistico o che, invece, rappresenti il salto d’essere studente-atleta d’alto livello, la problematica è multiforme e variamente sfaccettata: la dual career [doppia carriera] può essere interrotta bruscamente per un brutto infortunio o a causa del fatto che si realizzi di non riuscire a sfondare davvero. Ancora Camillo: «il passaggio alla maggiore età dei ragazzi è cruciale: tra la fine del quarto e l’inizio del quinto si determinano una serie di delusioni amarissime – soprattutto per quel che riguarda i calciatori – se dovessero rendersi conto che quella non è più una strada percorribile, o comunque non sicura come avevano sperato che fosse fino a quel momento. Capiscono, insomma, di essere soltanto numeri in un mare di migliaia di ragazzi come loro: la prospettiva del professionismo è lontana. In tredici anni di servizio ho visto solo due miei ex studenti entrare a far parte dello sport-che-conta». Numeri che sembrano essere implacabili e che determinano anche «forme depressive generali con inevitabili ricadute sull’andamento scolastico». Arianna, d’altra parte, racconta: «nella mia classe solamente due su trenta sono riusciti ad arrivare al professionismo». Gli altri? «Ci hanno puntato e sperato ma poi, come nel 99% dei casi, non ce l’hanno fatta. Il problema è chi decide di puntare tutto sullo sport e poi non riesce: spesso non ha un ‘piano B’. Ti ritrovi catapultato ai 20 anni realizzando che con lo sport non ci stai facendo più di tanto, non ti ha dato un futuro e hai pure snobbato la scuola». La Preside Sicoli conferma: «è un fenomeno che dovrebbe essere attenzionato maggiormente: se un ragazzo non riesce a sfondare, entra in uno stato di frustrazione che si ripercuote sulla scuola». Tuttavia, secondo Sicoli, questo non si verifica in tutti gli sport: «nel calcio si contano più casi: se si infortuna un [giovane] calciatore, nonostante sia promettente, viene generalmente abbandonato dalla società sportiva». Il ragazzo non è lo sportivo o il promettente calciatore ma «il suo cartellino», afferma amaramente la Preside.

Notarnicola fa eco: «l’idea che si possa acquisire il cartellino di prestazioni del ragazzo (di fatto è come comprare un atleta, una persona) rappresenta l’impossibilità di scelta da parte sua, quasi una negazione del diritto allo studio. La società compie un ragionamento di mercato sul ragazzo, come accade nel calcio moderno anche se in nuce, facendo prevalere il contratto sulla sua formazione».

Si potrebbe pensare ad un alto tasso di abbandono scolastico da parte di costoro e invece Sicoli smentisce: «si tratta di una bassissima percentuale: durante il mio lustro di dirigenza ho contato un pugno di casi che hanno optato per l’istruzione parentale, dunque una scelta specifica per intraprendere una carriera che rappresentava un impegno [sovra ordinario] in quella fase».

La sperimentazione che riguarda lo status di studente-atleta di alto livello dura, tuttavia, da dieci anni e Sicoli ritiene che sarebbe da porre a regime con almeno tre fattori da cambiare radicalmente. Prima di tutto, «va fatta formazione ai docenti dal momento che non sono pienamente preparati ad affrontare la dual career». Secondo, elargire più fondi alle scuole e ai docenti: «per la sperimentazione è richiesta la figura di un tutor che tenga contatti tra docenti e la società sportiva; va redatto il Pfp e bisogna controllare che i documenti provenienti dalle società siano idonei e poi vanno caricati sulla piattaforma [preposta]». Generalmente nelle scuole si contano «7 od 8 studenti-atleti di alto livello: il Pacinotti-Archimede ne ha 125. L’ordine di grandezza è molto diverso». Terzo e ultimo: «le famiglie devono essere supportate e le società sportive responsabilizzate».


Articolo disponibile su Atlante Editoriale al link: https://www.atlanteditoriale.com/studenti-atleti-tra-dual-career-e-frustrazione/

Un rigore condanna la Borgata: 2-1 contro la prima della classe

Sarà un po’ più lunga del solito. Quindi, a chiunque stia leggendo, chiedo scusa in anticipo.

Premessa (lunga pure questa. Che palle, eh?)
«Cosa ti manca di più di Roma?». A questa domanda, a chiunque me la ponga, rispondo placidamente: «La Borgata Gordiani». Certo: mi mancano i miei, le nipoti, i tramonti sui palazzi di Torre Maura ma è ovvio. Anche se il quartiere è sempre uguale, anche se è sempre più sporco, anche se ci sono le stesse buche nell’asfalto, anche se ci sono gli stessi tossici agli stessi incroci delle strade, ma non importa quanto brutto sia il luogo in cui sei nato e vissuto: è pur sempre il tuo posto, come avrebbe detto Luigi Meneghello del suo paese in Libera nos a Malo. Eppure, quando mi sono messo in viaggio dalla Val Seriana per tornare a Roma, non pensavo a nient’altro che alla Borgata e che sarei tornato a vederla.
Capita talvolta che i ragazzi bergamaschi delle mie classi notino gli adesivi della squadra che ho appiccicato sul pc e sulla borraccia e, incuriositi, a fine lezione mi fermino per chiedermi: «Prófe, ma cos’è Borgata Gordiani?». E allora comincio a raccontare della squadra in cui non ci sono presidenti, in cui decide l’assemblea, in cui si è proprietari della squadra e il modo in cui la si vive ogni domenica, col trasporto di star partecipando a qualcosa di tuo e di unico, di prezioso e di bellissimo perché lo hai visto crescere insieme a te.
I loro occhi si fanno curiosissimi e inizia una conversazione a parte sul calcio popolare di Roma cercando paragoni con le loro realtà ma per loro è diverso: ogni paese ha una squadra (a volte due), c’è molta competitività tra le compagini cittadine ma tifo ce n’è poco, a parte qualche eccezione, ma tutti i soggetti dei paesi (specie in valle) sono coinvolti nel sostegno della squadra. Una forma di azionariato popolare civico che non mobilita un gruppo specifico ma che riesce a far vivere una realtà per la necessità che la comunità abbia una propria rappresentanza ideale oltre ai luoghi che la caratterizzano in senso stretto.

Insomma, tornare a vedere la Borgata è stato emozionante sotto molteplici punti di vista, specie per il calore ricevuto che mi ha fatto immensamente bene.

Ma veniamo a noi: la partita contro la Virtus Santa Maria delle Mole.

Presenze illustri.
La squadra di Santa Maria delle Mole gioca al campo della medesima cittadina che la Borgata ha imparato a conoscere due stagioni fa, in Seconda Categoria: era il campo casalingo della Ciampino City Futsal (che però giocava a calcio a 11), di cui ora si sono perse le tracce nei meandri del dilettantismo laziale. Ricordi funesti di quel pomeriggio in cui non c’erano portieri titolari e il secondo portiere si infortunò nel corso del primo tempo. Ma ora è il 10 novembre e la Borgata è in Prima Categoria: ha cambiato modulo e la rosa si è ringiovanita con nuovi elementi.

Mentre aspetto l’arbitro per fare la foto alle liste, passa sotto ai miei occhi tutta la rosa locale in tinta bianco-celeste e noto un volto conosciuto nell’ambito del dilettantismo laziale: Orlando Fanasca.
Lo scorso anno aveva annunciato in pompa magna che avrebbe allenato e si sarebbe ritirato dal calcio giocato ma: alle promesse dei calciatori «non credere mai».
Dalla coppia con Renan Pippi alla Lupa Castelli Romani e nuovamente con la Nuova Monterosi in Eccellenza e Serie D, passando per Viterbese e un numero imprecisato di presenze in altre piazze laziali, rieccolo qui: orfano della fu Bi.Ti. Calcio, sua ultima esperienza calcistica, è ora in forza nella squadra di Santa Maria delle Mole il cui sponsor è quello della società edile sopra citata: uno spin-off della Bi.Ti. Calcio, in sostanza.
La Virtus non perde mai. Non ha perso una partita fino ad ora e, per sfortuna della Borgata, non ha perso neanche oggi.

Foto della irreprensibile Elisa Vannucchi.
Subito sotto

Fanasca, proprio lui, regala il gol del vantaggio dopo due giri d’orologio: calcio d’angolo, pallone spiovente in aria e tocco di testa che trafigge Repetto. Non è neanche troppo alto, per la verità: era stato lasciato forse troppo libero. Due minuti dopo un altro calcio d’angolo fa pensare al peggio a tutti ma, fortunatamente, la palla esce e si spegne sul fondo. L’attacco della Virtus si produce in altri affondi al quinto e al settimo minuto ma la Borgata, sebbene scossa da subito, reagisce ordinatamente. Gli ospiti, i granata, c’è da dire che hanno una marcia in più rispetto alla squadra di casa: il tifo anche oggi è accorso numeroso ed è gagliardamente, come al suo solito, sostenitore degli undici in campo. Ogni palla recuperata somiglia al pareggio raggiunto ma è la Virtus che prova, in verità, a raddoppiare. Al 22’ il duo Audisio-Di Stefano si producono in un’ottima azione ma, una volta nell’area piccola, sbagliano i tempi e l’occasione non si concretizza, lasciando il pallone al possesso dei locali. La Borgata non vuole stare a guardare e blocca ogni iniziativa dei locali: il tempo è maturo per il pareggio.
Cinque minuti dopo, al 27’ arriva il pareggio: Mascioli (Moreno) batte una punizione delle sue che sarebbe entrata tranquillamente, se non fosse stato per la respinta di Carpani (postosi sulla linea di porta). È un attimo, una frazione di secondo, non lo vede arrivare nessuno: Piccardi supera tutti e sfrutta quel pallone respinto dal numero 3 locale per insaccare il gol del pareggio, battendo un non brillante Fracassi.

È la Borgata ora a mostrare i muscoli: vuole il raddoppio, cercandolo a tutti i costi ma per una punizione (stavolta calciata da Pompi) che non trova l’incornata di Mascelloni, il Santa Maria si produce in un contropiede velenosissimo (pallone smistato dal solito Fanasca) che fa bruciare fulmineamente porzioni di campo all’attacco locale. Repetto compie il miracolo e la sua mano devia, con l’aiuto della traversa, il pallone in angolo.

Locomotiva Piccardi
Nel corso della ripresa entrambe le squadre cercano il pareggio: la Virtus tenta l’assedio nei primi dieci minuti senza riuscire a concretizzare le palle inattive (un angolo e una punizione) per sbloccare nuovamente il risultato in proprio favore.
All’11 è la Borgata che si fa vedere di nuovo. Fattorini smista un pallone delizioso pescando Audisio che macina metri di campo trovandosi a tu per tu col portiere, tiro potente ma centrale: Fracassi respinge di pugno.

Ancora purgatorio granata: due angoli e un’altra punizione bianco-celeste costringono gli undici di mister Amico a indietreggiare e a chiudersi. Al 19’, però, è la Borgata ad avere un’occasione ghiottissima. Piccardi toglie la palla all’ala locale (Acciari) e prende in giro tutta la fascia sinistra superando, uno dopo l’altro, tutti gli uomini che provano a venirgli incontro per togliergli il pallone.
Ma il capitano è in modalità Orient Express: lascia tutti sul posto e costringe Fracassi, giunto inspiegabilmente a ridosso del centrocampo, a tornare indietro velocemente. Piccardi percorre tutta la linea dribblando l’ultimo ostacolo locale: avrebbe bisogno di un attaccante che in quel momento non c’è. Sopraggiunge Mascioli (Moreno) ma il suo tiro si staglia contro il corpo di un avversario.
Il 10 granata reclama il fallo di mano ma l’arbitro fa proseguire.
Era davvero un’occasione d’oro. Un pugno di minuti dopo e la partita compie un’inversione a U. Repetto, nel togliere il pallone ad un attaccante biancoceleste (chiedo scusa al calciatore della Virtus ma proprio non sono riuscito a vedere il numero), commette fallo. O, almeno, così stabilisce il direttore di gara. La Virtus si affida all’esperto Fanasca: raddoppio.

Il triumvirato granata Nicchio, Cicolò, Zannini.

La Borgata lotterà fino alla fine ma il risultato rimarrà inchiodato sul 2-1 per i locali fino al 48’ della seconda frazione di gioco. C’è rammarico, è vero, ma la Borgata ha dimostrato di esserci e di sapersela giocare su un campo duro e contro un’avversaria ostile come la Virtus, compagine creata ad hoc per far sì che possa passare rapidamente di categoria e approdare nuovamente in Promozione, là dove lo sponsor (ex proprietario della squadra omonima Bi.Ti.) aveva lasciato un posto nel Girone D.

Me ne torno a casa pieno di abbracci, di saluti e di «quando torni, prof?».

Grazie, Borgata!

p.s. Comunque, tra i due (Fanasca e Pippi), il più forte era Pippi. Tiè.



Il tabellino della sesta giornata di campionato | Prima Categoria Laziale | Girone F

VIRTUS SANTA MARIA DELLE MOLE - BORGATA GORDIANI 2-1

MARCATORI: 2'pt Fanasca (VSMM), 27'pt Piccardi (BG), Rig. 26'st Fanasca (VSMM)

VIRTUS MARIA DELLE MOLE: Fracassi, Colabello (1’st Kalaj), Carpani, Pruiti, Galeotti, Cortese, Bordi (31’st Empoli), Capolei, Fanasca, Spina, Acciari. PANCHINA: Rugghia, Cellini, Fortini, Santarelli (34’st Querini), Basili, Serafini.
ALLENATORE: Livio Rocconi.

BORGATA GORDIANI: Repetto, Capostagno, Piccardi, Pompi, Mascelloni, Colavecchia, Di Stefano, Mascioli F. (8’st Cultrera jr poi sostituito nuovamente: 30’st Tarisciotti), Audisio (32’st Proietti), Mascioli M., Fattorini (44’st Di Giambattista). PANCHINA: Cherubini, Barsotti, Ranallo, Speu, Tarisciotti.
ALLENATORE: Fabrizio Amico

ARBITRO: Arman Gabriele (Frosinone).

NOTE: AMMONITI
: 31'pt Capolei (VSMM) per proteste nei confronti del Direttore di gara, 8'st Capostagno (BG), 23'st Mascelloni (BG), 39'st Fracassi (VSMM) per perdita di tempo, 39'st Fattorini (BG). RECUPERO: 0'pt – 3'st. ANGOLI: VIRTUS SANTA MARIA DELLE MOLE 4 – 2 BORGATA GORDIANI.
Tra le note mi sembra doveroso citare le calzature dell’arbitro, sceso nel rettangolo di gioco in scarpe da ginnastica. 

Corri, Borgata! Pompi e Mascioli stendono il Monteporzio (2-1)

Chi se la ricorda la partita d'andata in casa dell'Atletico Monteporzio?
Sfortunatamente sugli spalti eravamo in pochissimi ma non è stata una domenica positiva. Iniziata male e terminata peggio: 0-2 e senza una reazione vera da parte granata.
Ma oggi è andato in scena tutto un altro spettacolo e gli undici di mister Amico hanno conquistato una vittoria importantissima.

Ma riavvolgiamo il nastro.

Il primo gol arriva al settimo minuto del primo tempo ma nessuno l'ha visto. Cioè: sappiamo che Pompi ne è stato l'autore ma un attimo prima erano giunti dei Borghetti in dono per tutti i presenti sui gradoni. Il tempo di una torsione del busto verso i bicchierini di plastica, che contenevano la necessaria benzina per la giusta e animosa prosecuzione del tutto, e la Borgata va in vantaggio.
Clamoroso al Vittiglio!
L'inizio è scoppiettante: Marku e Di Stefano sono letteralmente due furie che non riescono, in nessun modo, ad essere fermate dalla difesa del Monteporzio. Più d'una volta l'11 granata tenta di incornare il pallone per trafiggere De Angelis ma non ci riuscirà mai, sfortunatamente. 
Otto minuti dopo l'arbitro indica il dischetto: è rigore.

Dice: Ma per chi?
Dice: Oh! È rigore per noi!


In un attimo sembra di assistere alla scena in cui Fantozzi è costretto a lasciare la visione di Inghilterra-Italia per andare a vedere il film cecoslovacco (ma coi sottotitoli in tedesco) in cui il commentatore radiofonico inizia ad urlare tutte le parti del corpo colpite dal pallone dicendo «erano centosettantanni che non si vedeva un inizio così scoppiettante dell'Italia».
 

Mascioli (Moreno) trasforma il rigore e va a -2 da Pompi nella classifica marcatori di quest'anno.
La Borgata continua a spingere senza sosta e il Monteporzio sembra rintronato: fino al 25' della prima frazione di gioco la squadra di Tripodi non riesce ad organizzarsi per una pur minima reazione. Al 37' ancora un guizzo del duo Marku-Caporalini: il 2 tenta un tiro-cross ma non riesce a cogliere prontamente Di Stefano.
Gli undici granata sembrano non volersi più fermare e cercano il terzo gol con tutte le forze. Ma proprio mentre la squadra spinge, arriva l'unica distrazione difensiva della Borgata: ne approfitta Confaloni che accorcia le distanze al 44' del primo tempo.

Certo: andare in vantaggio sul 2-0 al termine della prima frazione di gioco sarebbe stato ottimo per il morale, ma - come dice il proverbio - «il diavolo ci ha messo la coda» e ora è la Borgata a dover dimostrare, di nuovo, quanto vale. Come se non lo avesse già dimostrato abbastanza contro una delle prime della classe del girone.

Il primo quarto d'ora della ripresa è tutto biancorosso: la squadra di Tripodi spinge ma la Borgata sa soffrire e chiudersi a dovere. Niente distrazioni: c'è solo la volontà di serrare ogni pertugio che possa portare al potenziale gol del pareggio.
La tensione che c'era sugli spalti era tale che di appunti - francamente - ne ho presi pochi: il fortino granata ha resistito fino all'ultima vera occasione del Monteporzio (al 32'), poi gli schemi sono saltati.

La Borgata riesce a sfruttare ogni benedetto contropiede: ogni varco lasciato dagli ospiti è un'autostrada per Piccardi e Soru. Proprio capitan Piccardi al 40' riesce a macinare chilometri e ad arrivare all'altezza della linea mediana, la difesa del Monteporzio è sfilacciata, c'è solo il portiere davanti a lui, sopraggiunge Proietti dalla destra che tira a portiere battuto. Dovrebbe essere gol ma un centesimo di secondo dopo aver visto la rete gonfiarsi, l'arbitro alza il braccio: fuorigioco, gol annullato. Non sappiamo cosa abbia detto Proietti, ma l'arbitro gli mostra il rosso diretto.
Borgata in 10.
Sisifo ce fa un baffo.

È ancora assedio Monteporzio e, ancora una volta, è una grande Borgata a resistere e ripartire.
Al 43' Cultrera si mangia un gol dopo aver controllato la palla con la faccia (Sparwasser, ora pro nobis) ma la partita è ancora lunga.
Attorno al 50' l'arbitro indica altri tre minuti addizionali di recupero arrivando ad otto totali: nel frattempo il Monteporzio perde la testa e resta in 9. 

Mancano due giornate, l'ultima fuoricasa contro la prima in classifica. In tre punti sono racchiuse sei squadre che si giocano la permanenza in Prima Categoria. 
Hic manebimus optime!
 

Il tabellino della ventottesima giornata di campionato | Prima Categoria Laziale | Girone G

BORGATA GORDIANI - ATLETICO MONTEPORZIO 2-1

MARCATORI: 7'pt Pompi (BG), Rig. 15'pt Mascioli M. (BG), 44'pt Confaloni (AM).

BORGATA GORDIANI: Pagano, Caporalini (20'st Capostagno), Piccardi, Pompi, Chimeri, Colavecchia, Di Stefano (34'st Soru), Mascioli F., Cicolò (28'st Cultrera), Mascioli M. (31'st Seydi), Marku (28'st Proietti). PANCHINA: Minotti, Segatori, Ciamarra, Martucci. ALLENATORE: Fabrizio Amico.

ATLETICO MONTEPORZIO: De Angelis, Bonamici (1'st Gagliassi), Torregiani, Brunetti (28'pt Laurenzi), Cupellini, Bono, Stornaiuolo, Tiberi, Composto, Kammou (37'st Lucci), Confaloni. PANCHINA: Litterio, Calicchio, Vasari, Schiavoni, Casale, Terenzio.
ALLENATORE: Domenico Tripodi 

ARBITRO: Matteo Altobelli (Frosinone)

NOTE: ESPULSI: Proietti (BG) al 44'st; al 47' espulso per doppia ammonizione Confaloni (AM). Contrariato, ha dato uno schiaffo al cartellino facendolo cadere dalla mano dell'arbitro che lo stava mostrando al giocatore; al 48' eslpulso Tiberi per doppia ammonizione (AM).  
AMMONITI: 26'pt Pompi (BG), 15'st Di Stefano (BG), 17'st Composto (AM), 31'st Pagano (BG) per perdita di tempo, 38'st Cultrera (BG), 41'st Tiberi (AM), 42'st Seydi (BG).
ANGOLI: Borgata Gordiani 2 - 3 Atletico Monteporzio.
RECUPERO
: 2'pt - 5' più 3' addizionali indicati al 50' (dunque 8 in totale secondo tempo).




Vogliamo vincere! Mascioli, Di Stefano e Fonzo stendono il Casal Bernocchi

Torno a vedere la Borgata dopo ben due partite di assenza: l'infrasettimanale contro la Polisportiva Giovanni Castello e la prima del nuovo anno contro la Polisportiva Canarini Rocca di Papa. Entrambe sconfitte: il periodo non è dei migliori e anche se il detto reciterebbe che ad anno nuovo corrisponda una vita nuova, è arrivata la beffa agli ultimi minuti contro la squadra castellana condannando la Borgata alla sconfitta anziché al raggiunto pareggio.

La partita di oggi [14 gennaio 2024] è la  prima del girone di ritorno e al 'Danilo Vittiglio' arriva il CVN Casal Bernocchi. Dall'esordio [caldissimo] del 2 ottobre [2023] alla prima giornata del girone di ritorno [infreddolita e leggermente piovosa], la Borgata vince sempre in rimonta. Non sono bastate sedici giornate di campionato: tuttora non riesco a decifrare l'acronimo CVN e qualsiasi soluzione possa prospettare per provare a interpretarne il senso essa risulta essere tremendamente fallace. O comunque cacofonica tanto quanto l'acronimo in sé. 

Il 2 ottobre a sbloccare il risultato era stato Candi (il centravanti rossoblu) al 22' del primo tempo, abile nello sfruttare una disattenzione della difesa granata. Manco a farlo apposta, al 23' della prima frazione di gioco, è la squadra ospite a passare in vantaggio su punizione. Sembra uno scherzo del destino, come la tris assurda (King, Soldatino e D'Artagnan) che sembrava avesse inchiodato Proietti-Mandrake in «Febbre da cavallo».

E per fortuna che quella tris l'aveva giocata la fidanzata Gabriella senza dirgli niente.

Ma andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro. 

Primo tempo
Passano pochi secondi, ma davvero pochi secondi, dal fischio dell'arbitra Improta di Frosinone, che la Borgata è già minacciosa: dopo ventotto secondi, Mascioli (Moreno) è a tu per tu col portiere Scacchi, pronto a trafiggerlo. Sarebbe bastato un tocco morbido e invece la palla sbatte contro gli stinchi dell'estremo difensore ospite. A fine partita Mascioli dirà che si era fatto prendere dall'ansia del gol. Che uno dice «te, guarda che ti sei mangiato!» ma dopo una sequela di sconfitte, a volte giunte all'ultimo minuto, la pressione c'è e si fa sentire talmente forte che anche la cosa che riusciva facile tempo addietro è difficile da replicare ora.

Al 16' è ancora la Borgata a farsi avanti: il contropiede riesce benissimo e la superiorità numerica è soverchiante. Mascioli (ancora lui) e Di Stefano sono soli davanti al portiere: il 10 serve Di Stefano per spiazzare il portiere (Scacchi, in effetti si tuffa) e la mezzala deve semplicemente toccare il pallone di piatto.
La porta è vuota ma la palla non entra.
Vale lo stesso discorso di prima. Anche se, stavolta, era davvero un'occasione ghiottissima, anzi: l'occasione. Il risultato è inchiodato sullo 0-0: sugli spalti si continua a cantare ma c'è chi inizia a mugugnare [palesemente il sottoscritto].

Lo scrittore statunitense Artur Bloch dice che «se c'è qualcosa che può andare male, andrà peggio». Cosa può andare male (e peggio) in una partita in cui il primo tempo è stato completamente dominato dalla squadra di casa? Un episodio, ad esempio, per cui al 22' viene atterrato Cinti al limite dell'area difesa da Pagano. Un minuto dopo, Pancione porta in vantaggio il Casal Bernocchi su punizione. 

La Borgata è sull'orlo del precipizio: non solo non segna più, ma subisce gol dal diretto avversario, quello contro cui "se non fai tre punti", finisci dalle parti del Borghesiana che di punto ne ha uno solo.

Cosa si fa quando tutto va storto? Antonio Gramsci, filosofo ed esponente del Partito comunista d'Italia, provò a dirlo in una situazione ben più complicata: era prigioniero nelle carceri fasciste e nel 1927 in una lettera scrisse: «[...] Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all'opera, ricominciando dall'inizio».

Dunque, la Borgata ricomincia dal principio. 

Al 32' è Piccardi a: volare sulla fascia, ad arrivare fino al termine del campo e a servire Di Stefano rasoterra. Ma anche in questo caso la mezzala non riesce a toccare il pallone, anche se di un nonnulla. 

Un minuto dopo Mascioli (Moreno) si rimedia una punizione dalla linea  mediana. Quanto mancano alla Borgata i suoi gol su punizione? Quante volte abbiamo azionato la fotocamera dei telefoni dagli spalti perché «dai, che mo Moreno la butta dentro» per poi bloccare nuovamente il dispositivo perché niente era avvenuto? Domande retoriche, ovviamente.
Ma oggi va diversamente: la punizione di Mascioli trafigge Scacchi e finalmente la Borgata pareggia.

C'è ancora tempo, prima del doppio fischio dell'arbitra, per una ulteriore punizione di Pancione che fa tremare tutti: Pagano respinge e la difesa, in qualche modo, salva la situazione.

Secondo tempo
Decimo minuto: Di Stefano regala una punizione a Mascioli e sugli spalti ci si guarda reciprocamente sospirando «fosse la volta buona che fa la doppietta». Ma non va così: ancora 1-1. Il Casal Bernocchi prova a farsi vedere e ad impostare un gioco più ordinato a centrocampo: la Borgata reagisce compatta e incassa quando c'è da incassare, restituendo al mittente ogni affondo. Al 17' è bene segnalare un gesto atletico superbo di Cicolò che riesce a divincolarsi tra due uomini rossoblu: il tiro è angolato ma il portiere lo vede partire e riesce a bloccarlo senza troppa difficoltà. 

Il gol del vantaggio arriva al 29' grazie a Di Stefano e devo chiedergli scusa in questa sede: tanta era la gioia di averlo visto insaccare quel tiro a distanza ravvicinata da Scacchi che non ricordo come abbia fatto a segnare. C'entra un uno-due con Cicolò, c'entra la sua azione precedente, ma vaglielo a dire alla mia ram. 

A questo punto il Casal Bernocchi tenta il tutto per tutto: ogni schema salta e il gioco si fa più duro, in alcuni momenti anche abbastanza teso. Il centravanti ospite è capitano, certo, ma solo per quel che riguarda la polemica con Caporalini: di sostanza, calcisticamente parlando, ne ha dimostrata poca.

Si lotta su ogni pallone e per ogni secondo perso, c'è un focolaio di protesta; si cercano tutti i mezzi possibili per pareggiare i conti da parte ospite, così come - dall'altra parte - si tentano tutti i mezzi per poter allontanare la palla dall'area difesa da Pagano. Pancione è l'unico che continua a provarci per tutta la seconda parte della ripresa: Candi e Ascione risulteranno non pervenuti al termine delle ostilità. 

All'ultimo dei sei minuti di recupero, all'ultimo istante, Fonzo vuole dire la sua: riceve un pallone da Seydi, lo porta sul piede buono e tira.

È il 3-1: dopo c'è solo il fischio dell'arbitro. 

Che uno può anche raccontarla una partita così, ma rischia di scadere nel banale o nel retorico. Ma, davvero, c'erano dodici cuori pulsanti in campo: la gradinata non ha mai smesso di supportare la squadra. 

E, ora, ci attende l'Atletico Diritti al campo dell'Elis.
C'è una salvezza da conquistare.

Il tabellino della sedicesima giornata di campionato (prima del girone di ritorno) | Prima Categoria Laziale | Girone G

BORGATA GORDIANI - CVN CASAL BERNOCCHI 3-1

MARCATORI: 22’pt Pancione (CB), 34’pt Mascioli M. (BG), 29’st Di Stefano (BG), 51’st Fonzo (BG)

BORGATA GORDIANI:
Pagano, Caporalini, Piccardi (37'st Ciamarra), Cassatella (24'st Seydi), Colavecchia, Capostagno, Di Stefano, Mascioli F. (17'st Chimeri), Cicolò, Mascioli M. (37'st Chiarella), Pompi (24'st Fonzo). PANCHINA: Barsotti, Marku, Cultrera. ALLENATORE: Fabrizio Amico.

CVN CASAL BERNOCCHI: Scacchi, Lamarte (38'pt Rizza), Riccio, Fusco, Carrino, Pastori, Pancione, Bernardi (19'st Ginnia), Candi, Ascione, Cinti (24'st Romano). PANCHINA: Lombardi, Di Marco, Spizzica, Ranieri. ALLENATORE: Giovanni Riccio.

ARBITRA: Erika Improta (Frosinone)

NOTE: Ammoniti: 37’pt Lamarte (CB), 12’st Bernardi (CB), 22’st Cassatella (BG), 32’st Candi (CB), 48’st Pagano (BG). Angoli Borgata Gordiani 2 - 3 Cvn Casal Bernocchi. Recupero: 2'pt - 5'st (più un minuto aggiuntivo al 50'st).


Bolivia: il titolo va alla Strongest tra interruzioni, accuse e polemiche. Retrocede il Palmaflor di Evo Morales (ma la "Serie B" non esiste)


Continuano le polemiche attorno al sistema di corruzione e combine nel calcio boliviano. 

 
La squadra paceña The Strongest conquista il sedicesimo titolo della sua storia con una settimana di anticipo. Los tigres possono fregiarsi di un'ulteriore vittoria – al momento matematica – mentre volge al termine una delle edizioni più controverse e difficili della Primera Division boliviana costellata da interruzioni di campionato, accuse di partite truccate, corruzione e - addirittura - collusione col mondo del narcotraffico [1]. Chi è costretto ad abbandonare la massima serie boliviana, invece, è il Palmaflor, dell’ex Presidente Evo Morales, nonché rappresentante il sindacato dei cocaleros. L'abbandona ma senza andare in seconda divisione perché, semplicemente, non esiste: la Bolivia è l'unico paese affiliato alla Conmebol a non prevedere una Serie B.
 
Il Presidente della Federcalcio boliviana Fernando Costa, fin dall’emersione del caso, ha costantemente rilasciato dichiarazioni alla stampa senza fare nomi ma parlando di una rete di corruzione piuttosto estesa. Costa – come recita il quotidiano boliviano «El Diario» - ha «smesso di fare speculazioni». Nella conferenza stampa, tenutasi a Cochabamba il 30 novembre, il presidente della Fbf ha dichiarato la Strongest: «campioni giusti e meritevoli» e anche: «non so perché siano stati messi in discussione: i risultati sono chiari a tutti e, dati i punti ottenuti, la Strongest è matematicamente irraggiungibile».
 
Niente più speculazioni: la Strongest è stata la più forte del campionato, letteralmente parlando. Tuttavia, specie in queste situazioni, il ma c’è sempre. «Nelle ultime ore – ha proseguito Costa – le reti sociali, e non, si sono riempite di messaggi e di commenti, nonché d’ipotesi, secondo cui, a causa dell’inchiesta relativa alle partite truccate, alcuni club avrebbero perso punti guadagnati nelle partite contro il Vaca Diez». 
 
Ancora una volta Costa non fa nomi ma riporta i commenti che sono giunti al suo apparato uditivo riguardo le gare disputate contro il Vaca Diez, al momento uno dei club più a rischio. In settembre «Marca» diffuse gli argomenti di alcune intercettazioni telefoniche e tra i nomi più invischiati parrebbe esserci stato proprio il presidente del Vaca Diez in cui, stando al quotidiano ispanofono: «in una conversazione telefonica, presumibilmente il presidente Marco Rodriguez, parla con un arbitro per fissare il numero di gol da segnare in una partita». 
 
Uno dei più grandi scandali calcistici dell’ultimo ventennio è ancora ben lontano dall’essere risolto, anzi: Costa ha confermato che il 5 dicembre si riuniranno a Santa Cruz gli organismi della giustizia sportiva al fine di valutare ufficialmente i tornei del 2023 (campionato e coppa). Non solo: Costa ha aggiunto che sarà convocato a breve un congresso straordinario della federazione. 
«Nei prossimi giorni – ha concluso – presenteremo un piano di ristrutturazione del calcio boliviano». 
 
Chissà che non si metta finalmente mano alla struttura professionistica e alla questione legata alla seconda serie. Il Palmaflor, come prima accennato, abbandonerà la Primera Division ma in Bolivia non esiste una serie B: la massima serie (che per ragioni di sponsorizzazione da un decennio è la Liga Tigo) non prevede la retrocessione [2] e il solo gradino "inferiore" è la coppa Simon Bolivar, organizzata dalla Anf (Asociación Nacional de Fútbol) e articolata in sette gironi da tre squadre ciascuno comprendenti società semiprofessionistiche e di base.
 
Ma ancora una volta, in pieno stile Costa, non è stato né annunciato nulla, né lasciata trapelare alcuna informazione. 
 
NOTE
[1] Le accuse giunsero dal presidente della Fabol (associazione dei calciatori) Erwin Romero: 
«Un paio di anni fa pensavamo di aver toccato il fondo […] pensavamo di non poter andare peggio e invece nulla è impossibile e ora siamo molto peggio di prima. È di dominio pubblico che il narcotraffico ha trafitto il nostro calcio e la stessa federazione ha denunciato l'esistenza di possibili reti di scommesse illegali e partite truccate».
[2] Esiste la "discesa diretta" e "indiretta" per cui vengono sommati i punti totali realizzati nel girone di apertura e clausura 
 

Borgata Gordiani futsal - Progetto Futsal [Rigorosamente "Fotostorte Production"]

Non c'è molto da dire su una partita disputata fra testa e coda del campionato: le atlete del Progetto Futsal, maggiori in numero e migliori nella disposizione in campo, hanno dominato la serata. Partita - ad ogni modo - divisa a metà: le granata hanno disputato un primo tempo controllando bene ma cercando anche di farsi vedere dalle parti di Landi, riuscendo ad accorciare le distanze (gol di Tedeschi) sull'1-3.
Dice: «Vabbè ma un gol avemo fatto, manco na foto?!»: sopraffatto dall'emozione, ho momentaneamente interrotto gli scatti. Rigorosamente storti, come si evince dalla selezione.





















N.B. (che in realtà è una captatio benevolentiae):
Chiedo scusa fin da ora per l'approssimazione del tabellino ma quelli delle partite di futsal non sono il mio forte. È il primo che faccio ed è molto "circa all'inquasi". Dal prossimo cercherò di migliorare.

Settima giornata di campionato | Serie D | Girone A


BORGATA GORDIANI - PROGETTO FUTSAL 1-10

MARCATRICI: Milia, Muzi, Milia, Tedeschi (BG), Milia, Rapanotti, Zivieri, Aloisi, Aloisi.

BORGATA GORDIANI
: Bruno, Scoccio, Masella, Sommacale, Catelan, Butticci, L'Altrella, Tedeschi, Spinucci. ALLENATRICE: Evelina Dettori.

PROGETTO FUTSAL: Landi, Lijoi, Caldarelli, Dezii, Milia, Chiapparone, Aloisi, Muzi, Ceglie, Zivieri, Rapanotti. ALLENATORE: David Calabria.
ARBITRO: Grassi.
NOTE: Ammonita Bruno (BG).

Ci vediamo all'Offside festival!

Ho partecipato al concorso dedicato agli articoli calcistici pubblicati online nel corso dell'anno con "La lunga notte del calcio in Bolivia", scritto per Atlante editoriale. Non sono mai stato all'OFFSide Fest Italia (sebbene ne abbia sentito parlare) e mi ha reso davvero felice essere nominato tra i finalisti del concorso. Tra i partecipanti alle fasi finali campeggiano nomi di chi ha già preso parte al festival almeno un paio di volte, di chi scrive su testate nazionali, di chi scrive stabilmente e professionalmente di sport, di calcio e via dicendo. Non essendo un giornalista sportivo, proverò a portare un po' di approccio letterario e narrativo al Festival. Da nicchista. Come al solito 😄 

Grazie Offside!

E, per citare Carlo Martinelli: l'inattualità ci guida! 

Un rigore al 90' condanna la Borgata alla sconfitta

Al campo di Via Demetriade arriva, infine, la prima sconfitta dopo due vittorie consecutive per i granata; allo stesso modo l'Almas doveva rifarsi di due pareggi contro Casal Bernocchi e G. Castello. 

La Borgata fin dal principio della partita sembra aver necessità di prendere le misure con il campo, certamente più ampio del 'Vittiglio', dal manto naturale anziché sintetico: l'assetto dei granata cambia due volte nei primi 45 minuti di gioco. L'Almas prova subito a spingere forte al 10' con una manovra offensiva del duo Gavini-Iaccarini: Capostagno è vigile e manda in angolo. I biancoverdi vogliono realizzare subito il gol che sblocchi la partita: ci provano al 13' e Chimeri è costretto a fermare di netto la cavalcata dell'ala locale rimediandosi un'ammonizione. Entrambe le squadre, fino alla mezz'ora, producono essenzialmente le medesime iniziative e manovre di gioco, annullandosi a vicenda. Attorno al 35' la Borgata inizia a farsi vedere dalle parti di Mastrangeli con punizioni e azioni d'attacco, sebbene nessuna di esse vada in porto a causa del raddoppio su Cicolò: il capitano è, di fatto, limitato nell'azione e spesso l'arbitraggio condanna i movimenti del 9 granata ritenendoli fallosi. Al 43' il rinvio di Capostagno coglie un Proietti lanciatissimo verso la porta: il nostro scarta il difensore, colpevole anche di un errore difensivo, ma a tu per tu col portiere in uscita tocca troppo morbidamente il pallone. Due minuti dopo è il colpo di testa di Chimeri su calcio d'angolo a far sospirare la panchina e gli spalti: l'incornata manda il pallone poco sopra l'incrocio dei pali.

La prima frazione di gioco si chiude, così, col risultato inchiodato sullo 0 a 0. 

Entrambe le squadre riprendono a giocare i secondi quarantacinque minuti di gioco con buona lena e caparbietà: nei primi undici minuti sia i granata che i biancoverdi tentano affondi reciproci, in ogni caso nessuno arriva mai a fondo. Al 16' minuto la Borgata si scopre eccessivamente e Cimaglia lascia partire un tiro al fulmicotone che si stampa sulla traversa difesa da Capostagno. Al 21' Mascioli illude tutti su punizione, una delle sue: il pallone finisce poco alto sopra la traversa. Da qui in poi si verificano costantemente i medesimi affondi da entrambe le parti: l'Almas tenta di sfondare le linee della Borgata e i granata tengono resistono sulla linea Gustav; allo stesso modo succede dalle parti della difesa locale. Il fattaccio arriva al 44': rigore, netto, per l'Almas. Sambruni insacca e nonostante l'assalto all'arma bianca degli ultimi sei minuti di recupero, il risultato è 1-0 per i locali. 

Il tabellino della terza giornata di campionato | Prima categoria laziale | Girone G

ALMAS ROMA - BORGATA GORDIANI 1-0

MARCATORI: Rig 44'st Sambruni

ALMAS ROMA: Mastrangeli, Onofri (1'st Cesari), Puddu (33'pt Luongo), Bedotti (1'st Lorusso), Colonna, Sambruni (47'st Nardini), Iaccarini, Gavini, Corrado, Ciotti, Bizzoni. PANCHINA: Russo, Angiporti, Cimaglia, Passeri, Pedicino. ALLENATORE: [Nome non indicato sulla distinta].

BORGATA GORDIANI: 
Capostagno, Proietti (17'st Seydi), Colavecchia, Pompi (17'st Capuzzolo), Mascelloni, Chimeri (24'st Cassatella), Di Stefano, Mascioli F., Cicolò (31'st Chiarella), Mascioli M., Piccardi. PANCHINA: Pagano, Caporalini, Chieffo, Ciamarra, Cultrera. ALLENATORE:  Fabrizio Amico.

ARBITRO: Nicolò Mastrogiacomo (Frosinone).
NOTE: Ammoniti: 13'pt Chimeri (BG), 11'st Sambruni (A), 13'st Mascioli M. (BG), 25'st Gavini (A), 29'st Mascioli F., 36'st Cesari (A). Angoli: Almas Roma 4 - 5 Borgata Gordiani. Recupero: 2'pt - 6'st.

Ch(i)effollia, Borgata! Ne basta uno per stendere l'Atletico Diritti

Nelle giornate classificabili come "ottobrate romane", la Borgata riesce a vincere ancora nella seconda di campionato (ma prima in casa).
C'è da dire che sono arrivato con qualche minuto di ritardo e mi sono perso la punizione di Mascioli (Moreno) su cui voci incontrollate riferivano di un evidente errore arbitrale o di una svista. Ma se "occhio non vede, cuore non duole", figuriamoci se l'occhio miope manco c'era: puro non-essere.

Cominciamo, dunque, col dire che i granata sembrano iniziare ad acclimatarsi al salto di categoria: il gioco c'è, non si perde mai la calma, se non per qualche momento in cui ci si distrae nelle retrovie. Oltre al gioco espresso, c'è anche e soprattutto da segnalare che al 38' della prima frazione di gioco la Borgata avrebbe potuto tranquillamente essere in vantaggio: bordata di Cicolò dalla distanza, Ciliento (ex Ciampino City Futsal) non trattiene e manda in angolo. Sullo sviluppo di quel corner, battuto da Mascioli (Moreno), arriva l'altro Mascioli (Francesco) ad incornare il pallone e a trafiggere il portiere biancorosso. La palla è dentro, l'Atletico Diritti si dispera e nel momento di spannung l'arbitro alza il braccio: che fosse stato fallo o fuorigioco, non c'è dato saperlo. Gol annullato. Due minuti dopo è ancora Mascioli M. a provare la bordata dalla distanza ma il pallone s'impenna e finisce ben oltre la traversa.

Il secondo tempo è tutto della Borgata: la squadra di mister Amico ingrana la quarta e su ogni pallone si combatte e viene caparbiamente cercata l'azione che sblocchi la partita. Al 16' è Cassatella che ha modo di controllare il pallone e coordinarsi per un tiro dalla distanza, Ciliento stavolta blocca sicuro. Un minuto più tardi Chieffo su rimessa laterale imbecca una rovesciata di Cicolò che avrebbe meritato miglior sorte, ma il tiro era troppo debole e  il portiere raccoglie agilmente. Al 25' si teme il copione del primo gol subito contro il Casal Bernocchi: Konan Kwame percorre tre quarti del campo senza che la sua corsa venga interrotta, arriva alla fine del rettangolo di gioco, serve il centravanti Puddu. Il gol era già scritto se  non fosse stato per l'intervento di Pagano: se non ci arrivano le mani, ci pensa la coscia dell'estremo difensore granata. Il grido del gol è strozzato nelle gole dei biancorossi. Mister Amico, per un attimo diventa la rappresentazione vivente dell'Urlo del pittore Edward Munch:

Sventato il pericolo, finalmente arriva il gol del vantaggio, ma solo dopo sei minuti. Capostagno, entrato da neanche una manciata di minuti in sostituzione di Caporalini, riesce a tirare una bordata fortissima dalla distanza. Il pallone si stampa sulla traversa, rimbalza a terra: Ciliento è steso sul rettangolo di gioco e sul pallone ci arriva, corsaro, Chieffo che insacca dolcemente. Un fallo di mano in area di rigore per parte, in differenti momenti della ripresa, fa accalorare entrambe le panchine ma l'arbitro lascia sempre correre non ravvedendo gli estremi (spesso lampanti) per il tiro dagli undici metri.

Dieci minuti dopo Fraternali rischia l'autogol: retropassaggio di testa - troppo morbido - al portiere, Grimaldi non esce benissimo e Cicolò è ad un passo. L'estremo difensore riesce a salvare il salvabile e viene scongiurato il secondo centro.

Piccola nota finale: Ciliento, il portiere biancorosso, al 37' si accascia e si contorce dal dolore dopo un'uscita in scivolata per difendere i pali a  seguito di un'azione d'attacco dei nostri. Sugli spalti si pensava che la staffilata di Cicolò, giunta nel basso ventre, provocasse giustamente dolore all'estremo difensore. C'era dell'altro:  Il pallone di Cicolò gli era arrivato - si pensava sugli spalti - nel basso ventre ma in realtà la situazione era ben più grave. Viene soccorso e si allontana dal campo zoppicando, non riuscendo ad appoggiare il pallone: il dolore era causato dal ginocchio. Gli facciamo auguri di pronta guarigione, anche se le facce dei sostenitori dell'Atletico Diritti, al termine della partita, dopo l'arrivo dell'ambulanza, non erano propriamente rosee.

 
Il tabellino della seconda giornata | Prima categoria laziale | Girone G

BORGATA GORDIANI - ATLETICO DIRITTI 1-0 

MARCATORI: 31'st Chieffo

BORGATA GORDIANI: Pagano, Proietti, Chieffo, Pompi, Mascioli F., Caporalini (28'st Capostagno), Di Stefano (24'st Seydou), Cassatella, Cicolò, Mascioli M. (39'st Cultrera), Piccardi (41'st Soru). PANCHINA: Casavecchia, Ienuso, Neri, Marku. ALLENATORE: Fabrizio Amico.

ATLETICO DIRITTI: Ciliento (37'st Grimaldi), Fraternali, Sawadogo, Savina (32'st Giarratana), Folcarelli (1'st Bentrovato), Gori, Konan Kwame (1'st Storgato), Nobili (22'st Falciatori), Puddu, Falciatori, Hossain. PANCHINA: Storgato, Deraco, Catalano, Puddu. ALLENATORE: Federico Stefanutti.
ARBITRO: Valerio Parenti (Aprilia)

NOTE: ESPULSO al 47'st Gianluca Falciatori (AD). A seguito dell'avvenimento, anche l'allenatore della squadra ospite viene allontanato dal rettangolo di gioco.
AMMONITI
: Nobili (AD), 6'st Proietti (BG), 12'st Bentrovato  (AD), 30'st Sawadogo (AD), 41'st Seydou (BG)
RECUPERO: 3'pt - 7'st 

Il video del gol del vantaggio



Corruzione e sospensioni ai campionati professionistici: la lunga notte del calcio in Bolivia

Nel complesso sportivo "Camoco Chico", nella zona del Macrodistrito Maximiliano Paredes, le attività legate allo sport di base si susseguono incessanti. Ad ogni ora del giorno è possibile vedere le squadre di calcio femminile che si allenano, i bambini (coi loro cappelli per proteggersi dal sole ustionante che batte a 3600 metri d'altezza) che si dispongono in campo secondo le indicazioni dei loro allenatori, atlete e atleti nelle piste poste al lato della struttura. Capita anche di vedere qualche partita ufficiale del variegato mondo dilettantistico-amatoriale di La Paz: oltre alle attività che in Italia verrebbero considerate "di base" (scuola calcio e campionati conseguenti per adolescenti a diversi livelli di capillarità territoriale) si tengono anche le leghe seniores, ovvero per chi ha compiuto dai 37 anni in su. Insomma: calcisticamente parlando tutto sembra scorrere in quella che è a tutti gli effetti una tranquilla, fresca e assolata giornata di metà settembre.

Il punto è, sempre calcisticamente parlando, che la Bolivia ha evidentemente vissuto tempi migliori per quel che riguarda il mondo del professionismo legato al calcio a 11 maschile. Da metà agosto tutti i campionati professionistici, compresa la Liga (cioè la massima serie) sono stati interrotti: stop totale. Un mese nefasto per il calcio boliviano che già da tempo languiva e non godeva di buona salute a causa di dichiarazioni incrociate tra presidenti ed esponenti di primo piano delle federazioni calcistiche di calciatori e dell'organizzazione generale.

La punta dell'iceberg è stata rivelata il 30 agosto [2023] quando il presidente della Federazione boliviana di calcio, Fernando Costa, ha convocato una conferenza stampa denunciando - ma senza fare nomi - una ramificazione piuttosto articolata di corruttela alla base del calcio boliviano. Stando al quotidiano del vicino Perù «La Repùblica» il presidente Costa ha denunciato «tangenti e partite truccate» dietro cui si nasconderebbe «una rete di corruzione composta da dirigenti, ex dirigenti, calciatori e arbitri». In Europa «El Paìs» ha parlato apertamente di «terremoto nel calcio boliviano», a proposito della conferenza della Federazione calcistica tenutasi nella città di Santa Cruz. Ma come ogni avvenimento imponente, le cause sono da ricercare prima del fatto accaduto.
Un altro passo indietro è necessario. 

Partite truccate: la piovra e la cupola
Il primo a dichiarare pubblicamente un fatto simile è stato l'ex presidente boliviano Evo Morales Ayma, ora presidente del Palmaflor (modesta squadra di bassa classifica) che rappresenta un mondo piuttosto influente in Bolivia: i cocaleros. A fine 2022 Morales diventa presidente della squadra di Cochabamba e da quel giorno detiene la doppia carica di presidente del sindacato dei cocaleros (cioè i coltivatori di coca) e della squadra di calcio la cui proprietà è riconducibile all'organizzazione di cui sopra. Il 30 agosto Federico Molina su «El Paìs» scriveva: «Morales, per conto del Palmaflor, aveva dichiarato che la sconfitta di Coppa [contro il Blooming] si sarebbe verificata a causa del "gioco al ribasso" di alcuni giocatori» prima del fischio d'inizio. Parrebbe un'accusa di combine. Molina ha ricordato che queste parole sono state pronunciate dall'ex presidente boliviano nell'ambito delle interlocuzioni tra la federazione calcistica boliviana e l'organizzazione sindacale di cui Morales è presidente riguardo la mancata erogazione degli stipendi ai giocatori del Palmaflor. Accusa e fuoco incrociato. Un litigio, quello tra Palmaflor e Blooming, che non ha mai smesso di cessare: nel marzo di quest'anno le due compagini si sono rese protagoniste della prima partita al mondo durata per tre tempi anziché due, con la terna arbitrale che ha concesso 42 minuti e 11 secondi di recupero. «Niente giustifica il recupero così imponente» commentava «Espn», portale digitale sportivo panamense il giorno successivo della partita: il Blooming stava conducendo la gara ma tra VAR, discussioni tra giocatori, sostituzioni che sarebbero durate un tempo molto più lungo del normale, si è arrivati a disputare tre tempi. Tra pozzanghere e pioggia incessante, decisioni dubbie e tensione alle stelle, la terna arbitrale (tutti paceños) è stata successivamente sospesa. Stessa sorte è toccata al personale addetto al Var (della federazione di Cochabamba). A tal proposito, Morales si è sentito in obbligo di rivelare che qualcosa non stava andando per il verso giusto, o che comunque avrebbe dovuto funzionare diversamente. I quotidiani boliviani allora avrebbero parlato di "presunta mafia", un termine che riesce ad essere universale anche a distanze siderali dall'Italia. Che Morales abbia messo semplicemente le mani avanti? Non ci è dato saperlo. Almeno non ora. Secondo il quotidiano digitale «la Opiniòn»: «A metà agosto, il presidente del Club Palmaflor del Trópico [Morales] ha affermato pubblicamente che “ci sono giocatori che si accordano per truccare le partite”», il riferimento è al confronto di coppa col Blooming. E ancora si legge: «“Ho delle informazioni, purtroppo non tutti i calciatori sono corretti. Ci sono alcuni che negoziano sottobanco”».

Poi, il proverbiale patatrac.
La Federazione sindacale dei calciatori professionisti boliviani (Fabol), proprio nei giorni di massima tensione di fine agosto, ha respinto la dichiarazione in un comunicato ufficiale, ha chiesto a Morales di provare concretamente le affermazioni esternate, si è dissociata dalle parole dell'ex presidente ma ormai si era sul piano inclinato in cui la biglia può solo schizzare verso il basso.
Fernando Costa ha dato l'annuncio della sospensione del campionato: provvedimento sostenuto con 14 voti favorevoli, 1 astenuto e 2 contrari tra i club partecipanti alla massima serie [17]. Tutto annullato: coppa e campionato di clausura. La classifica congela The Strongest prima, Nacional Potosì al secondo posto, Bolivar al terzo e Always Ready di El Alto al quarto.

«Un paio di anni fa pensavamo di aver toccato il fondo», recita il comunicato di Erwin Romero, presidente della Fabol, «pensavamo di non poter andare peggio e invece nulla è impossibile e ora siamo molto peggio di prima. È di dominio pubblico che il narcotraffico ha trafitto il nostro calcio e la stessa federazione ha denunciato l'esistenza di possibili reti di scommesse illegali e partite truccate». Possibili, ma ancora non certe. Si attendono, ora, i verdetti della Fifa, interpellata dal presidente Costa, e della Conmebol per sapere se e quando il campionato possa riprendere e in che condizioni.

Riecheggiano i fatti del novembre 2018 nelle parole di Romero. In quella circostanza la federazione chiese aiuto alla Fifa per sanare una situazione emersa direttamente in campo: Pedro Chàvez, calciatore paraguaiano allora in forza al Guabirá, disse ad un rivale come tutti sapessero che le scommesse erano affare del Real Potosì. Le dichiarazioni fecero il giro di tutto il mondo, finirono anche su «El Paìs»: «[i giocatori] Non vengono pagati da quattro o cinque mesi e rischiano la vita nelle riunioni». Chavez ritrattò, il Potosì non ammise nulla e anzi rigettò le accuse.

¡Vergonzoso!
Già Carlo Emilio Gadda nel "Pasticciaccio" descriveva che una catastrofe non è mai «la conseguenza o l’effetto d’un unico motivo, d’una causa al singolare». La verità è che una catastrofe porta con sé «come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti». Vien da sé, alla luce di quanto letto, che lo scandalo più imponente dell'ultimo decennio che ha investito il calcio boliviano non poteva arrivare in un momento peggiore: il 14 settembre la verde doveva disputare una partita importantissima valida per le Qualificazioni mondiali allo stadio "Siles" di La Paz contro i campioni del mondo dell'Argentina. La partita finisce 0-3 per l'albiceleste (senza Messi) e nemmeno l'altitudine (lo stadio è a 3.600 metri d'altezza) ha giocato a favore della rappresentativa boliviana. Débâcle su tutta la linea. Durissimo il giornale «El diario» il giorno dopo la pesante sconfitta: «la selezione boliviana è la peggiore delle Qualificazioni sudamericane per il Mondiale del 2026. In due partite un solo gol fatto e ben otto subiti. Gli errori dei giocatori durante la partita sono stati una costante di una squadra disordinata, improduttiva e senza la minima attitudine alla motivazione. A tutto questo si aggiunga il poco criterio dell'allenatore che non ha pianificato correttamente la partita». L'ultima volta che la nazionale della Bolivia ha partecipato ad un torneo internazionale è stato nel 1994, da allora sembra non avere fine la lunga notte che tormenta il calcio boliviano.