Di notizie "super partes" e di cugini venezuelani.

La democratica opposizione venezuelana.
Democraticissima, come direbbe - parafrasandolo - De Sica
a proposito dei delicatissimi fusilli della madre.
Solitamente non amo commentare lunghi post su Facebook in cui si dibattono argomenti intensi e densi di attualità, siano essi di politica interna o internazionale. Uno, però, ha attirato la mia attenzione e, sfortunatamente, ha visto anche la mia partecipazione. Sono fuggito, ovviamente, dopo mezz'ora di commenti infuocati, in cui il mio ruolo era nient'altro che quello di mettere ordine tra le falsità di quello che veniva scritto: considerazioni pensate troppo in fretta ed emesse dalla bocca con ancora più velocità di quanto pensate. 

La questione era spinosa, ancora una volta, un post sul Venezuela. Stavolta, tuttavia, si trattava di un direttore di un giornale locale la cui posizione era, sostanzialmente, già espressa dall'immagine del profilo la cui bandiera venezuelana campeggiava sopra la sua testa. Il post, sostanzialmente, si chiedeva se fossero proprio sicuri tutti quelli a sinistra che sostenevano Maduro e il governo del PSUV perché i brogli erano stati accertati, le violenze della polizia erano solo a danno della popolazione civile e il direttore, che si dichiarava di sinistra, non poteva che porsi qualche dubbio a riguardo. 

Nei commenti, sempre più flame più che commenti pacifici, il direttore del giornale ha posto la seguente domanda: mi pongo delle domande, non ho granitiche certezze sul da che parte stare; alcuni miei amici venezuelani mi hanno riferito cose pessime e non ho notizie super partes da cui attingere». 

Come al solito, faccio sempre come i cornuti e alle cose ci penso dopo, come diceva la mia prof. di latino e italiano. Se il cruccio del giornalista in questione era quello della mancanza di notizie super partes non avrebbe dovuto minimamente credere acriticamente a quelle che sono le notizie trasmesse da parenti o amici che vi abitano. Un esempio è presto fatto: un amico di famiglia è italo venezuelano, negli anni 60 i suoi genitori decisero di  emigrare a Caracas, come accadde a molte famiglie abruzzesi. Questo tizio, poi tornato e stabilitosi in Italia, non ha avuto esitazione, già qualche anno fa, di dirsi antichavista e tutto quel che comportava questa sua presa di posizione. La sua tesi era che suo fratello, dirigente di banca, piangeva tutte le sere perché Chavez (quando era ancora vivo) avrebbe messo un tetto agli stipendi più alti di imprese e banche private. Tale disposizione, di cui non ero né sono a conoscenza ma verosimile, non  permetteva a questa persona di accedere ad uno stipendio in linea coi dirigenti americani (circa 3.000 dollari). Gli ho risposto che era una norma di civiltà, che non potevano esistere delle persone che sfruttassero delle altre solo in virtù del loro stipendio. Mi rispose che i chavistas erano una casta e che se eri del PSUV avevi accesso a tutte le cose gratuite e a tutte le altre no, come scuola, sanità e cose simili.

Quest'ultima è una sonora panzana, tuttavia se detta dallamamma/dalnonno/dalcugino/dall'amicodelfratellodellozio, assume i toni di una verità incontestabile perché: lui ci abita, lui ci vive, sa che succede, noi non sappiamo

Così come il non avere notizie super partes si porta con sé un altro strascico di considerazioni non molto edificanti per colui che l'ha scritto: un tempo le notizie super partes erano dispacci governativi, agenzie stampa e così via. Adesso, dal momento che la situazione in questione porta con sé un carico di polemiche senza fine, le notizie super partes diventano le agenzie stampa di altri paesi che hanno già espresso aprioristicamente una posizione negativa su questo o quel processo politico che accade in Venezuela.

Ecco, dunque, che cade il mito dell'attendibilità della notizia prodotta dalla stampa estera
TeleSur, a tal proposito, mostrava come il giorno della votazione per la Costituente i grandi giornali europei e statunitensi affermavano come In Venezuela si stesse per calare il sipario sulla democrazia, quando poco tempo prima delle votazioni farsa, le cui testimonianze di inquinamento del voto sono state documentate e registrate, registravano il parere opposto da parte di quegli stessi quotidiani. 

Ho terminato con i commenti sintetizzando che si stava andando fuori dal seminato, dato che mi venivano attribuite frasi da me mai scritte; ho provato a spiegarmi ma come al solito non ci sono riuscito. 

O, forse, l'interlocutore b non aveva la benché minima voglia di stare ad ascoltare, dato il flame che ha messo in piedi, con commenti ogni secondo e accuse a destra e a manca. La predisposizione d'animo di entrambi deve essere una condicio sine qua non, altrimenti chi reprime è chi non ascolta. 

Venezuela for dummies

Da qualche anno a questa parte mi sono particolarmente interessato alla cosiddetta questione venezuelana. In Italia si ha una percezione completamente distorta di quello che è il sistema politico, economico e sociale del paese latinoamericano in questione.
Nel 31 marzo 2014 (dunque 3 anni fa) ho avuto modo di scrivere su Lindro.it un articolo abbastanza dettagliato che andava a destrutturare tutte le menzogne della propaganda occidentale e imperialista sul Venezuela riguardo le proteste e le guarimbas.
L’articolo risultò essere un po’ lungo, pertanto, alla luce di quanto accaduto recentemente, ho deciso di intraprendere lo stesso percorso che mi ha mosso tre anni fa strutturandolo tuttavia in maniera più snella.
Un Venezuela for dummies, per l’appunto, che mira a destrutturare 4 affermazioni tra le più comuni. Credenze, in questo caso. L’ultima, la quarta, è stata inserita all’ultimo per estrema necessità per contrastare le narrazioni tossiche di queste ore.

Prima affermazione:

«In Venezuela non ci sono elezioni. Se ci sono, sono controllate dal Governo»
Falso. Una delle più grandi menzogne a riguardo è stata declamata da Giovanna Botteri, direttamente dalla roccaforte newyorkese in cui risiede la giornalista RAI.
La giornalista, nel servizio mandato in onda il 10 marzo 2013 alla morte di Hugo Chavez Frias e a tre giorni dalle elezioni che avrebbero eletto Presidente Nicolàs Maduro, affermò che quelle che si stavano per tenere nell’aprile del 2013 fossero le prime elezioni in 20 anni.
In realtà, di elezioni, nei vent’anni di Venezuela bolivariano, se ne sono tenute 19 di cui due perse dai chavistas. ‘El Paìs’, quotidiano spagnolo primo nella produzione di disinformazione riguardo il Venezuela, nei primi mesi del 2014 affermava come «Il Venezuela ormai non è un paese democratico». Peccato però che Salim Lamrani (Docente alla Sorbona di Parigi e all’Università di La Reunion) abbia affermato che «si siano svolte 19 consultazioni popolari dal 1998 e che i chavistas abbiano vinto 17 di queste elezioni che tutti gli organismi internazionali, dall’Organizzazione degli Stati Americani fino all’Unione Europea passando per il Centro Carter, hanno giudicato trasparenti». In realtà, molte municipalità delle regioni confinanti con la Colombia (come il Tàchira) sono governate dall’opposizione.
In questi giorni, dunque, in cui imperversa la propaganda pre e post Constituyente, spegnere la televisione è un atto rivoluzionario.
Si è scritto, e si continua a diffondere, delle falsità totali. S’è scritto davvero la qualunque, per citare indirettamente il politico calabrese interpretato da Antonio Albanese.
A tal proposito, TeleSur, mentre migliaia di persone andavano a votare per la Constituyente, forniva esempi di come le notizie venivano manipolate dalla stampa occidentale.
(traduz: «I media egemonici cercano di screditare l’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) e il Presidente del Venezuela») 

La quasi totalità dei portali online di quotidiani occidentali (ispanfoni, anglofoni e italianofoni), titolavano come Maduro stesse tentando un golpe facendolo passare come Assemblea Costituente e che la democrazia, sostanzialmente, fosse ormai sepolta.
El Mundo, ad esempio, titolava: «Maduro tenta un altro colpo di stato e annuncia un’assemblea costituente». El Pais, allo stesso modo, bollava l’Assemblea Nazionale Costituente come una modalità scelta da Maduro per liberarsi dell’opposizione.

Seconda affermazione:

«Il Venezuela è una dittatura, non c’è democrazia»
Falso. In Venezuela, a partire dalla presidenza di Hugo Chavez, si è attuato un processo di cambiamento radicale dello Stato (bolivarismo) Pur con decine di cose che non vanno, si sono introdotti elementi di socialismo nel sistema venezuelano. Uno Stato non si cambia per decreto: 20 anni, nel corso della Storia di un Paese sono relativamente pochi.
L’era chavista si aprì con la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, ovvero, far sì che i proventi dell’estrazione del petrolio venezuelano non finissero nelle mani delle varie Petrobras, Repsol etc etc andando a creare la società PDVSA (Petròleo de Venezuela SA). I profitti della nazionalizzazione del petrolio hanno fatto sì che si potessero avviare le misiones sociales, ovvero, le riforme sociali che ben conosciamo: assistenza sanitaria gratuita per tutti, costruzione di 1.700.000 (un milione e settecento mila) case popolari, accesso gratuito a scuola e università. Questo, solo per citare alcuni esempi. Nei primi anni del nuovo millennio, proprio a causa della prima ondata nazionalizzatrice, ci fu un golpe sostenuto dagli USA, per rovesciare il governo di Hugo Chavez e ripristinare lo status quo.
La democrazia liberale, in Venezuela, esiste: «l’architrave dello stato liberale è stato mantenuto», come ha detto la giornalista Geraldina Colotti, intervistata poco prima dell’elezione dell’ANC (Assemblea Nazionale Costituente), dunque, verrebbe da collocare tale Paese nell’alveo della socialdemocrazia, come ha chiarito Alessandro Mustillo (Partito Comunista, già candidato sindaco a Roma lo scorso anno): «Definire l’orientamento politico del PSUV (Partito Socialista Unito del Venezuela) sinceramente “socialdemocratico” potrebbe sembrare una bestemmia, se si considera ciò che oggi è divenuta la socialdemocrazia ufficiale. In realtà il chavismo è una forma moderna di una reale, originaria, socialdemocrazia, o come diceva Chavez di democrazia socialista, che recupera le più autentiche e originarie visioni di sinistra della socialdemocrazia, lì dove oggi la socialdemocrazia ufficiale è del tutto passata nel campo dell’imperialismo. Ma il fatto che la nostra socialdemocrazia si sia spostata su posizioni apertamente filo-imperialiste non rende la visione socialdemocratica, priva dei suoi limiti storici, non può promuoverla automaticamente a esempio, al punto da teorizzarla nella forma del “Socialismo del XXI Secolo”».

Terza affermazione

«La gente non ha accesso ai beni di prima necessità»
Falso. Per rispondere a questa affermazione, mi limiterò a riportare quanto detto dalla Colotti nell’intervista che ho realizzato per La Riscossa il cui link ricorre spesso in questo testo.
«Innanzitutto il sistema di distribuzione (alimentare) non è nelle mani statali ma private. O meglio, la piccola produzione agricola, quella che fa mettere insieme più agricoltori formando una cooperativa ha una sua distribuzione, facendo vendere ai mercati la propria merce, quando questo non può avvenire per un motivo o per un altro, si deve ricorrere alle grandi compagnie di distribuzione. Ne esistono di statali ma sono la minor parte rispetto alla quasi totalità che è in mani di privati. Si è verificato di tutto, come si può ben immaginare, dalle tangenti agli “accaparramenti”: per anni i grandi trafficanti andavano a rifornirsi dai produttori, compravano tutto l’acquistabile e vendevano i prodotti al mercato nero a prezzi maggiorati. Un po’ come è accaduto in passato col petrolio al confine con la Colombia, nel Tàchira: fare il pieno per un SUV in Venezuela costa quanto comprare una bottiglietta d’acqua dunque immagina quanto poco ci si mette ad andare avanti e indietro alla frontiera per svuotare i distributori venezuelani. […] Lo stesso discorso è stato fatto con il cambio dollaro/bolivar: c’è un sistema parallelo, basato su un sito che si chiama dolartoday.com che perverte l’economia. Tale sito, basato a Miami, fornisce dei falsi parametri per il cambio dollaro/bolivar, tant’è che nel sito c’è espressamente scritto “Càmbio y valor de el dolar paralelo” che perverte e deprime l’economia, come ho detto. […] Il Venezuela, deve far fronte ai prezzi del mercato ma non per questo fa pagare questa crisi indotta dai mercati alla popolazione: il 70% degli introiti derivanti dal petrolio lo si investe in ‘misiones’ sociali. Ecco perché le coperture, per lo studio, la cultura e i diritti elementari, non sono mai venuti meno.
[…] In Italia abbiamo inserito il pareggio di bilancio in Costituzione che mette fuorilegge non solo le riforme strutturali, ma anche il keynesismo.
La natura rapace e guerrafondaia del capitalismo non può consentire il benessere della popolazione perché ha bisogno di distruggere».

Quarta affermazione

«Maduro ha ordinato l’arresto di Leopoldo Lopez e dell’ex sindaco di Caracas senza alcuna motivazione»
Falso. Nella seduta del Senato di ieri [1 agosto 2017 nda aggiornato al 23/07/2018] Pierferdinando Casini (noto leader, dirigente e forse unico esponente pubblico dell’UDC) ha dichiarato che il Venezuela è governato da una «narco-dittatura» che «imprigiona le voci dissidenti come quella di Leopoldo Lopez e dell’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma». Questa la dichiarazione del Tribunale Supremo di Giustizia del Venezuela:
«Il Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano ha revocato gli arresti domiciliari e deciso per il ritorno al carcere degli oppositoriLeopoldo López e Antonio Ledezma per “non aver adempiuto alle condizioni imposte affinché si mantenessero gli arresti domiciliari”».
Antonio Ledezma: Nel 2002 sostenne il golpe contro Chavez partecipando alla serrata petrolifera contro la volontà di nazionalizzazione chavista. Dal 2004 coordina le guarimbas sopra citate e nel 2015 viene condannato per implicazione nel fallito colpo di Stato contro Maduro.
Leopoldo Lopez: Esponente politico di un’organizzazione interna alla MUD (opposizione venezuelana) è stato ripetutamente indagato e accusato per frode fiscale, corruzione e distrazione di fondi.


Lopez, in sostanza, è “un Berlusconi che non ce l’ha fatta”.
Non dico nulla sul narco-dittature perché neanche bisogna perdere tempo a commentare un’affermazione del genere. L’immagine qui a lato, chiarisce bene la strumentale falsità che ha sostenuto Pierferdinando Casini.
Spero che il testo in questione sia stato utile ai più a comprendere la complessa situazione venezuelana.

“I narco-Stati che concordano con le sanzioni degli Stati Uniti contro il Venezuela”

Francia morde Italia

Dice: «Ma io dico, l'Italia, 'o Stato Italiano, ma che problemi c'ha? Ma perché se sta a piegà pe sta questione de Fincantieri? Deve difende l'industria nazionale!11!!1!»
Dico: «A situazione è n po' diversa, eh, non è su Italia contro Francia o cose de sto tipo. Non stamo all'europei e al golden gol de Trezeguet'»
Dice: «Ah no?! E che è, spiegame te tanto pe te è sempre n po' diversa  a situazione. Qua a me me pare tanto chiara: l'italiani volevano entrare n'azienda francese, i francesi rosicano e se la so tenuta perché je stamo sulle palle. Questo è»
Dico: «Guarda, non è che c'è Italia contro Francia te lo sto a dì, è n'altra cosa: è piuttosto er capitalismo francese e una parte del capitalismo italiano che cozzano l'un l'altro, ma qua c'entra poco l'interesse nazionale, anzi, è popo no scalpo da agità pe' venti secondi ar tg2, preferibilmente alle 8 de sera così qualcuno se lo guarda»
Dice: «A me me sembra che te stai a intortare pure questa che è chiarissima. E poi, dopo avè sistemato a questione rimpatriamo questi che arivano co l'aerei»
Dico: «De Stato immagino, vè?»
Dice: «Eh, così je trovamo n'utilità»

L'amici tua, in Venezuela, so criminali

 Dice: «Ma comunque n Venezuela me pare de capì che l'amici tua so dei criminali»
Dico: «Apri bocca e je dai fiato, eh?»
Dice: «No, no, leggi qua: morti ammazzati ai seggi pe' l'elezioni, violenze de ogni tipo, te difendi ste merde»
Dico: «Guarda, innanzitutto non erano elezioni. Erano consultazioni simboliche convocate dall'opposizione (coalizzata nella MUD, tipo er centrodestra nostro) pe' dì che non je stava bene la proposta del Presidente che ha convocato un referendum il 30 luglio sul cambio d'a Costituzione»
Dice: «Ah pure lui vo' cambià 'a Costituzione, come Renzi? Cioè quanno lo fanno l'altri sì, co Renzi no?»
Dico: «Beh, so oggettivamente du situazioni diverse: Renzi voleva fa n macello, Maduro sta a chiede l'appoggio popolare per convocare, ma dopo er referendum, l'elezioni pe' n'assemblea costituente, a grandi linee»
Dice: «E che cambia? Comunque hanno ammazzato quelli ai seggi»
Dico: «Eh ma te sto a spiegà che erano dei banchetti pe' strada, gazebo, mica seggi elettorali»
Dice: «Vabbè, intanto hanno votato tutti contro i tua, come la mettemo?»
Dico: «Ma graziarcazzo, scusa, eh, ragiona n'attimo: Salvini fa i banchetti - perché l'ha fatti in più de n'occasione - pe' decide 'a leadership der centrodestra, mette lui come candidato e tre figurine come controparte e poi dice PLEBISCITO PER MATTEOSALVINI!!111!!! Graziarcazzo che vince lui»
Dice: «Se vabbè, ntanto hanno votato n 6 mijoni»
Dico: «Guarda, n giornale venezuelano ha pure detto che na percentuale così se ottiene, n Venezuela, se ce sta un voto al minuto per 9 ore de seguito. Praticamente hanno fatto a cazzotti pe' votà, perché j'annava. Ma ce credi?»
Dice: «Eh ma n ce sta manco er pane n Venezuela»
Dico: «Come no: praticamente er commercio della grande distribuzione, dato che non è n mano statale, viene fermato nei depositi pe' fa scadé a roba e non consegnalla ai negozi, solo che se vai nei quartieri tipo i Parioli, la roba ce sta, se vai a Tor bella, pe' dì, non ce trovi gnente. Er Cile n t'ha nsegnato n cazzo, vedo»
Dice: «Vabbè, quindi l'hanno perse l'elezioni l'amici tua?»
Dico: «Non erano elezioni, e tre»
Dice: «E allora che erano?»

Tanto la gente nun ve segue

Dice: «O sai che c'è? È che ormai pure si ve fate vedè come vicini ar popolo, co e feste popolari, ste cose qua, n'è che ce state»
Dico: «Aspe, non te seguo»
Dice: «No, te sto a dì, pure si te fai vedè, fai a festa, quello che è, n'è che te posso dà retta»
Dico: «Continuo a non seguitte»
Dice: «O sai che c'è? Io so pure passato alla festa, ma n dibattito su e bollette der gas l'avete fatto?  Che posizione c'avete sur biotrivagliamento de Collina della Macchia dello Sprofondo? Condividete 'a posizione del comitato de scittadini de Rocca Cantelma? Queste so 'e posizioni da pijà. No che fate i cosi, parlate de Roma, dei problemi de Roma, Roma c'ha ducento città che so i quartieri»
Dico: «Ma se vieni alla festa de n'organizzazione, vojo dì, è normale che se parli de tematiche generali e de problematiche da analizzà e - magari - da risolve. In quelle ce stanno pure le rivendicazioni de qua roba che dici te»
Dice: «Sì ma io nun ho sentito na proposta sur caro bollette»
Dico: «Ma si te dico che er mercato libero nell'energia elettrica è na fregnaccia te lo sto a dì, ne stamo a parlà»
Dice: «Eh ma a Rocca Cantelma stanno na merda e te li schifi così»

Patto di stabilità

Dice: «Ao mo l'amica tua vole n'artro mijardo»
Dico: «L'amica mia, chi?»
Dice: «'A Raggi»
Dico: «Potrebbe esse amica tua, visto che l'hai votata te, punto primo»
Dice: «No, no, no, guarda, punto primo nun l'ho votata: io ho votato er Movimento 5 Stelle ma er riquadro der sindaco non l'ho barrato pe' Virginia Raggi»
Dico: «Vabbè, è sostanzialmente la stessa cosa, nun t'o vorei dì..»
Dice: «No perché come sindaco ho votato 'a Meloni»
Dico: «Ah, mbé, allora»
Dice: «Senti qua, come la mettemo che vo' i soldi?»
Dico: «Quella è a storia: la Raggi voleva fa tutto coi piccoli risparmi, n tajo de qua, n tajo de là, n'aggiustatina da na parte, na manovra dellà. Ma n'è che così se risolve. Dovevi rompe cor patto de stabilità, facevi n casino, allora sì che succedeva qualcosa»
Dice: «Ao che palle co sto patto de stabilità. Stai a parlà a uno che non je ne frega n cazzo de sta roba, quindi scendi tera tera e dimme perché vole i soldi»
Dico: «È proprio perché non ha ripudiato er patto de stabilità che sta a fa la questua, eh»
Dice: «Numminteressa il pattodistabilità, ti sso dicendo un'altra cosa»
Dico: «E io quella che voi sapè te sto a dì»
Dice: «Vabbè, vabbè, allora tutto è pe sto coso de stabilità»
Dico: «Anche de più»
Dice: «E perché nun ci dicono gnente? La gente potrebbero incazzarsi!11!!!1!» 

Bufale

Dice: «Ao ma hai visto quanta roba hanno lasciato ar concerto de Vasco Rossi?»
Dico: «In che senso quanta roba hanno lasciato?»
Dice: «Tutta qua roba che se so persi, dai, n'hai visto l'articoli? Dice che se so persi i mazzi de chiavi, i telefonini, n sacco de roba»
Dico: «Aaah sì, scusa, mo me ricordo. Sì ho visto della notizia, se volemo daje la dignità de notizia. Comunque è na stronzata, o come se dice adesso, na bufala»
Dice: «E chi taa detto?»
Dico: «Eh ce so stati n sacco d'articoli che hanno smentito praticamente tutto quello che s'è detto. Na stronzata»
Dice: «Ma pe' me po' pure esse vera»
Dico: «Ma se è na stronzata?»
Dice: «E te come lo fai a dì? Perché, pe te non è verosimile che se lasci pe tera na quantità immane de roba dopo n concerto?»
Dico: «Appunto, è verosimile. Mica è reale. N conto è che na notizia è verosimile, n'altro è che è vera. So du cose n po' diverse»
Dice: «Vabbè. C'hai ragione te allora. E che me dici che r governo ha reintrodotto la leva obbligatoria?!!1!?»
Dico: «Ho parlato, eh..»

22 giugno 1974, il gol di Sparwasser, la DDR batte la RFG, il socialismo vince.

Il mondiale del 1974 può essere considerato, a ragione, uno dei momenti cruciali e più alti dello scontro calcistico e sportivo in generale fra occidente capitalista ed oriente socialista
L’Unione Sovietica aveva già assestato duri colpi all’economia di mercato facendo sì che il sistema socialista potesse primeggiare nei campi della sanità, dell’istruzione e della ricerca scientificaJuri Gagarin e Valentina Vladimirovna Tereshkova sono ancora oggi due icone che sanno scaldare i cuori dei russi, anche a Muro crollato da tempo. Così come un furioso Kennedy, negli anni della crisi missilistica cubana, prima del fallimento dello sbarco alla Baia dei porci, arrivò a dire pubblicamente: «abbiamo finito per apparire come i difensori dello status quo, mentre i comunisti si presentano come forza d’avanguardia, che indica la via per un modo di vita migliore»
Il campo socialista, in ogni caso, era realtà contrapposta al capitalismo anche in una porzione d’Europa che niente aveva a che vedere col Patto di Varsavia: in Germania, la DDR, era il baluardo del socialismo in pieno Patto Atlantico verrebbe da dire. Nonostante anche Berlino si fosse parzialmente rifugiata sotto il patto di Varsavia per cercare un piano quinquennale / la stabilità sociale, come urlavano i CCCP-Fedeli alla Linea per mezzo delle corde vocali di Giovanni Lindo Ferretti, uno dei personaggi più iconizzati, controversi e discussi della scena punk e alternativa italiana (quando divennero C.S.I. prima e PGR poi).

Sparwasser, ai tempi, era un centravanti del Magdeburg, adattabile anche a mezz’ala qualora la situazione lo richiedesse. I ruoli, volendo usare un’iperbole, nella Germania Est, non avevano così tanta importanza come per i più quotati occidentali Beckenbauer, Breitner, Müller. Il calcio tedesco della DDR era praticato a livello dilettantistico e la quasi totalità dei calciatori della piccola nazione socialista tedesca erano seconde fila dell’atletica leggera.
Gli sport, infatti, nei paesi del campo socialista, non erano professionistici, bensì tutti dilettantistici, nessuno escluso. Compreso il calcio, che da quel mondiale iniziava la lunga scalata delle sponsorizzazioni, dato che quella fu la competizione con le intromissioni degli sponsor sulle maglie dei calciatori (oltre che del golpe in Cile). Le squadre tedesche orientali, in ogni caso, stavano già da tempo iniziando a togliersi dei sassolini in ambito europeo, dato che la Coppa delle Coppe del ’73/’74 la vinse proprio il Magdeburg di Sparwasser, contro una ben più quotata squadra come il Milan.
De Agostini, difensore juventino che ha più volte incontrato sul campo giocatori della Germania Orientale, li ricorda con quella che i partenopei classificherebbero come cazzimma: erano certo maggiormente determinati dei più quotati tedeschi occidentali e non mollavano mai neanche quando tutto sembrava perduto. Tanto che, molti anni dopo del prima citato 1974, De Agostini e la sua pur fortissima Juventus (con Schillaci e Casiraghi nell’organico, tanto per citare due nomi) per poco non risultavano sconfitti in casa dal Karl Marx Stadt, che all’andata si portò in vantaggio al Delle Alpi con Weinhold, lasciando di sale gli avversari e i convenuti allo stadio.

Il mondiale del ’74, in ogni caso, ha una serie di particolarità e di vicende politiche ad esso collegate che sarebbe impossibile enumerare e trattare in modo tale da non risultare eccessivamente schematico o superficiale. Quel che più importa è che al Volksparkstadion diAmburgo, le prime parole (come il resto dell’inno) della DDR, erano cantate da milioni di tedeschi orientali che urlavano a squarciagola quelle espressioni che rimarcavano una differenza tutta a vantaggio degli appartenenti alla Germania Socialista: «Auferstanden aus Ruinen / Und der Zukunft zugewandt», «Risorti dalle rovine / e rivolti al futuro».
Il caso, infatti, volle che nella fase a gruppi vennero inserite proprio le due Germanie nello stesso girone e poco importa che quel mondiale lo vinsero i tedeschi occidentali. Quella partita, Beckenbauer e soci, se la ricorderanno per tutta la vita, così come per coloro i quali esultavano aprioristicamente (ed esultano tuttora guardando la registrazione della partita) per i successi della Germania Est. Era uno scontro che ne racchiudeva una miriade: non c’era solo la politica e il modello di sviluppo a dividere le due germanie ma anche il modo di intendere lo sport. La situazione assumeva realmente i contorni di uno scontro epocale, nonostante fosse una semplice fase a gruppi, come detto prima.
La partita può sembrare già segnata, al lettore che non ha vissuto quell’epoca e che non ha visto coi propri occhi quel confronto che da modelli politici contrapposti si traduceva in lotta calcistica: la Germania Ovest, in fondo, possedeva più mezzi e, certamente, più talenti per poter superare con facilità la Repubblica Democratica Tedesca. Molti dei giocatori tedeschi orientali, infatti, non andarono oltre la DDR-Oberliga e interruppero la loro carriera calcistica con la fine del socialismo in Germania, come Schnuphase (capocannoniere dell’Oberliga nella stagione ’81/’82 e una carriera divisa fra Rot-Weisse Erfurt e Carl Zeiss Jena) o Strässer (anche lui capocannoniere nei primi anni del socialismo e una sola stagione dopo la fine della DDR, con la Glaswerk Jena) ad eccezione di Voegl (che detiene il record delle 400 presenze nel massimo campionato) e Kurbjuweit (che proseguì come allenatore nel VfB Pössneck).
La DDR non può competere coi cugini orientali e la partita non regala grandi emozioni ai presenti, se non svariate occasioni da gol completamente divorate dai cugini occidentali. I primi quarantacinque minuti scivolano via a reti bianche e quasi sembrerebbe che il pareggio, verso cui pare indirizzarsi anche la ripresa, fosse il risultato più ambito in quello scontro politico/calcistico che animava i tedeschi sugli spalti. Tedeschi che brandivano bandiere identiche, se non fosse per un piccolo emblema al centro di esse che faceva cambiare la prospettiva e l’interpretazione di quegli stessi colori. 
Il settantasettesimo della seconda frazione di gioco, però, è il momento di svolta della partita: dopo un’azione della Repubblica Federale di Germania, Hamman gira il pallone a Kurbjuweit il quale, immediatamente, lancia Sparwasser. Il centravanti supera Höttges e Vogts, controllando il pallone con la faccia (!) e sviando i difensori occidentali col destro: arriva fin sotto la porta, batte Maier e insacca quando il portiere è steso a terra. Occidentali impietriti.
Lo stadio di Amburgo esplode, Sparwasser corre alzando un pugno al cielo e rigirandosi in una capriola mentre correva verso la pista d’atletica che abbracciava il verde rettangolo di gioco, prima d’essere letteralmente sopraffatto da tutti i compagni di squadra.
La partita terminò così, con gli ossis dilettanti che riuscirono a battere quello che ora verrebbe definito calcio moderno, quello degli sponsor e di società che tesserano “campioni” (che si rivelano tutt’altro in corso di campionato) pagandoli fior di quattrini dimenticandosi di tifoserie e del sentimento popolare legato a colori, squadre, società.
Sparwasser, infatti, divenne un mito per tutta la DDR, andando a scardinare il luogo comune: stavolta era davvero il comunismo ad aver sconfitto il capitalismo.

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Il "Corridore Cosmico" e la musica elettronica realizzata per gli atleti della DDR

Martin Zeichnete nasce a Dresda nel 1951, in piena DDR. Nel 1971 inizia a lavorare per la DEFA (Deutsche Film-Aktiengesellschaft), studio cinematografico dello Stato. La formazione musicale del nostro, presumibilmente, è quella di molti altri suoi connazionali: fra Kraftwerk e Krautrock (anche se è più ortodosso usare il termine Kosmische Musik), minimalismo musicale, elettronica e rivoluzione artistica. Ma c'è di più: Zeichnete ama correre e ha capito che i ritmi incalzanti e la ripetitività delle canzoni elettroniche dei Kraftwer e affini sono ideali per la sua pratica sportiva; lo spingono a continuare e ad andare oltre nelle sue prestazioni.
In tutta certezza, deve aver pensato questo, mentre indossava uno stereobelt, preso in prestito da chicchessìa, e si sparava nelle orecchie i Kraftwerk, i Neu! e tutta la Kosmische Musik del tempo, mentre procedeva nella sua corsa quotidiana.
Ha pensato, insomma, che quei ritmi incalzanti potevano rappresentare una svolta nelle prestazioni degli atleti della DDR, dato l'amore e la passione dei tedeschi orientali per le discipline olimpioniche.


Sottopone l'esperimento e le idee ad alcuni colleghi e il nostro Martin, di punto in bianco, viene mandato a Berlino Est dalle autorità dello Stato Socialista. Martin teme il peggio ma, in realtà, dopo un colloquio con le autorità berlinesi, viene portato in uno studio di registrazione dato che gli viene chiesto, in sostanza, di lavorare alla "colonna sonora" del Comitato Olimpico Nazionale. Martin chiede un Moog per registrare, ma non è proprio quel che si dica politicamente corretto ottenerne uno nella Germania orientale, dunque dovrà arrangiarsi con quel che il Governo si è premurato di fargli avere. Non poco, per la verità. Non poco per il tempo che fu.



Ha inizio il progetto 14.8L: Kosmische Musik per gli atleti olimpici della Repubblica Democratica Tedesca. Uno dei più strani trip musicali che Martin e alcuni suoi compagni chiamarono Projekt Kosmischer Läufer. Il nome, tradotto letteralmente, sarebbe corridore cosmico ma è più probabile che i nostri stessero attuando un gioco di parole spostando e utilizzando il concetto di kosmische musik unita alla disciplina della corsa. Martin e i suoi, che da qui in poi chiameremo col loro nome, ovvero Projekt Kosmischer Läufer, produrranno una consistente quantità di ore di musica con tutto il materiale che hanno a disposizione: strumenti tradizionali (basso, chitarra, batteria), sintetizzatori, primi computer, insomma, riesce a realizzare davvero tre dischi, vale a dire i tre volumi del Programma segreto di Musica cosmica del programma olimpico della DDR.

Il primo volume doveva permettere «al corridore medio di completare un percorso di 5 chilometri ad un ritmo ragionevole, inclusi 3 minuti di riscaldamento e defaticamento». Il secondo volume rappresentava un lavoro più ampio ed era dedicato alla quasi totalità degli atleti tedeschi orientali: «dalla corsa agli esercizi ginnici, fino ai pattinatori su ghiaccio». Il terzo, infine, prevedeva «un programma per i corridori (tracce da 1 a 3), terminando con una ('Für Seelenbinder') dedicata al lottatore olimpico ed eroe comunista Werner Seelenbinder». La seconda parte del lavoro rappresenta una colonna sonora di un filmato animato perduto ma ritrovato (e pubblicato) dalla casa discografica che ha rimesso in produzione i lavori del Projekt Kosmischer Läufer: si tratta della traccia Traum von der Golden Zukunft, la quale sarebbe dovuta essere parte del filmato realizzato per sponsorizzare i Summer Games che si sarebbero dovuti tenere nel 1984 a Berlino Est. Il progetto venne abbandonato e la traccia non servì a nulla. 
Martin se ne andò nella Germania Ovest poco prima della caduta del Muro e non fece mai più ritorno nella parte orientale.

La storia è più o meno questa.
Peccato che non esista nessun Martin Zeichnete e nessun Projekt Kosmischer Läufer.

Kosmischer Läufer è un collettivo tedesco che sta componendo tracce elettroniche ispirandosi a quelle dei decenni sopra citati inventandosi tutta una storia sul come i musicisti in questione della nostra epoca siano riusciti a reperire il materiale che, a detta loro, stanno solo riproducendo e non creando ex novo. Così come spesso accade in letteratura, l'antefatto è finzione, utile a creare aspettativa, interesse e attenzione per il progetto che, in questo caso, non è un'opera libraria ma un gruppo musicale.
In Germania, Kosmischer Läufer, ha avuto subito una risposta stra-positiva e oltre alla produzione sulla piattaforma bandcamp si sono subito prodotti vinili e magliette, insomma, tutto quello che si confà ad un gruppo del nuovo millennio.
La musica e l'ostalgie rimane quella di qualche decennio fa.  
La prima esibizione, Kosmischer Läufer, l'ha tenuta recentemente a Graz e tramite il proprio sito ha messo in vendita il disco in formato digitale (e in vinile) dell'esibizione.

Zeit zum Laufen!


#Magliettegialle is the problem, #inSiberia the solution

C'erano una volta Orfini, Compagnone, Gasparutto, Nanni, Angelucci, qualche codazzo di giornalisti al seguito.
Come storia, però, non è un granché. E, in effetti, non la racconterei a mia nipote prima che si addormenti o nel momento in cui cerca il sonno: la conseguenza, infatti, potrebbe essere la notte in bianco del narratore che cerca di calmare gli incubi del piccolo o della piccola, come in questo caso. 

Tuttavia, la storia potrebbe iniziare davvero così, C'erano una volta Orfini, Compagnone e Gasparutto, Nanni e Angelucci; il primo rieletto di fresco Presidente del Partito Democratico di Roma, i tre, consiglieri municipali in pectore della medesima formazione politica. L'ultimo citato, Angelucci, uno che avrebbe voluto rappresentare sia l'una che l'altra carica prima menzionata.   Dietro di loro, in Via dell'Aquila Reale, main street della parte più vecchia di Torre Maura, un cronista d'assalto, uno di quelli che piace al Pd, con la telecamera in mano che racconta i fatti. Forse avrà intervistato Orfini, forse stava aspettando Compagnone e Gasparutto una volta riempite le buche della strada coi sacchetti di asfalto buttati lì senza ratio (tra un mese la situazione sarà peggiore di quella di partenza). 

Insomma, il Partito Democratico del VI Municipio scende in piazza contro il degrado, arrivano i comunicati stampa tuonanti e dai termini roboanti. Inizia la querelle coi 5 stelle: il PD diventa 5 stelle per una mattinata e si tinge di giallo. Prende, nell'ordine: ramazze, scope, giornalisti (da immaginarsi come sagome di cartone da prendere nel ripostiglio a fianco ai rastrelli), sacchetti di asfalto, presidenti di Partito (anche questi in pratiche sagome di cartone poste a fianco alle pale) e arriva a Torre Maura. A Via Tobagi, per l'esattezza. Lì, i giornalisti-di-cui-sopra fotografano Orfini che pulisce una parte del piazzale mattonato che guida le persone verso le scale della fermata Metro C Torre Maura (con i guanti da lavoro per impugnare una scopa: tutto vero)

Per dire: uno che arriva fino a Torre Maura per pulire un mattonato ha solo un chiaro scopo: farsi fotografare da coloro i quali sono accorsi per l'occasione. Il gruppetto in foto (precedentemente linkato sopra) si sposta dal piazzale antistante la fermata del 556 per andare in Via dell'Aquila Reale: la formazione è: Orfini si toglie i guanti per rilasciare qualche dichiarazione, Gasparutto versa l'asfalto in una delle tre buche, Compagnone organizza, Nanni regge la pala, Angelucci si infila gli occhiali da sole. Come squadra di Futsal non sarebbe male ma manca di pivot


Prese in giro a parte, c'è un piccolissimo fattore che rende il tutto a tratti grottesco ma decisamente squallido: il Partito Democratico è il partito di governo. Le chiacchiere stanno a zero: Paolo Gentiloni è il Primo Ministro ora in carica, successore di Matteo Renzi (già segretario di Partito, ora neo Segretario di Partito). Nella retorica mass mediatica che vorrebbe far apparire il Pd come un partito plurale aperto al dissenso ma che poi si riconosce in una figura di un leader carismatico (in questo caso Renzi) ci si dimentica consapevolmente del fatto che il sopracitato partito è al Governo. 
Dissenso o non dissenso, è l'organizzazione del Capitale, l'organizzazione che ha governato Roma negli ultimi decenni. Il Pd ha votato il fiscal compact e il pareggio di bilancio, ha ridotto i fondi agli enti locali, ha gestito i rifiuti di Roma dandoli in pasto a Manlio Cerroni.
Bastano davvero due ramazze, qualche #magliettagialla, due guanti da lavoro e un codazzo di giornalisti prezzolati al seguito per lavarsi faccia e coscienza?